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Il libro della nostra vita: domanda e risposte

Commenti (1) Varie ed eventuali

Varese, fine novembre 2014

 

La mia domanda

 

Non posso vivere senza libri!

Così, Thomas Jefferson.

Io sono d’accordo.

E tu?

Fra un mese è Natale.

Supponiamo che tu debba regalare a un giovane non un libro  ma ‘il’ libro, intendendo il romanzo, il saggio, la raccolta poetica o quant’altro che per te abbia davvero significato moltissimo.

Quale regaleresti e, se possibile, in poche parole, perchè?

Grazie,

Mauro

 

 

 

Le risposte

Roberto Quaglia:

‘Il tramonto dell’occidente’ di Oswald Spengler.

Critica del mondo attuale molto più realistica dell’Orwell di ‘1984’. in più saggio pregevole, vero compendio di economia, storia, geografia, religione, eccetera.

 

Francesco Ronchi:

Caro MdPR, stavo cercando l’indicazione dell’autore di ‘Stramalora’ (edito da Marsilio) ma non lo trovo sottomano, quindi citerò come ‘IL’  libro da regalare “Woe to Live On (Ride with the Devil)” di Daniel Woodrell, che come ben sai è stato tradotto solo nel secondo titolo, ‘Cavalcando col diavolo’.

Ben tradotto, debbo dire, mentre molto male è venuto il film che ne hanno tratto.

In poche parole: in una location che per noi italiani è al contempo desueta e consueta (grossomodo, il West – la Frontiera) Woodrell, un autore che è rimasto a vivere in quei luoghi, ha saputo ripetere senza troppe parole il miracolo alla base della nostra cultura occidentale, fondendo binomi e dicotomie classiche quali Morte e Amore, Legge e Violenza, Società ed indipendenza, Pregiudizio e Razionalità.

Una grande prova di letteratura contemporanea ed universale.

 

Paolo Granzotto:

Robert Byron – ‘La via per l’Oxiana’.

Il più bel libro in assoluto fra i grandi libri ‘di viaggio’ scritti sopra tutto da autori inglesi (Graves, Douglas, Durrell, Isherwood, Auden, Owen, Greene…) nella loro diaspora tra le due guerre.

La belle époque, anche letteraria, quando, come disse Byron, “partire era un piacere”.

Oggi, il partire è turismo, tutt’altra e ripugnante cosa che il viaggiare d’allora.

Chatwin, tardo e misero epigono degli autori sopra detti, una nullità petto a Byron, confessò d’aver letto ‘La via per l’Oxiana’ tante volte da averlo consumato fisicamente.

A lui non servì a nulla.

A un lettore più disposto alla meraviglia servirà moltissimo.

 

Moreno Bernasconi:

Il libro che consiglio vivamente è stato scritto verso la metà del Cinquecento da un giovane amico di Montaigne, Etienne de la Boétie: ‘Il discorso della servitù volontaria’.

In poche e densissime pagine egli individua la tentazione più perniciosa di ogni tempo e in modo particolare del nostro tempo: rimuovere il bisogno di libertà di ognuno o per un piatto di lenticchie oppure per viltà di fronte all’odierna grande omologazione.

 

Irene Affede Di Paola.

Io non regalerei mai un libro che sia piaciuto tanto a me.

Scegliamo di leggere, di solito, in base alle nostre esperienze, ai nostri gusti, al nostro tipo di cultura, alla nostra curiosità letteraria, al momento che viviamo.

Pertanto, se dovessi decidere di regalare un libro, mi calerei nelle aspettative di chi deve ricevere il dono e sceglierei il meglio secondo i suoi gusti e non le mie conoscenze.

Sicuramente chi riceve il libro, lo leggerà e sarà felice, io, invece, forse non lo leggerò mai.

(…ma se proprio vuoi sapere di quello che ho letto e che rileggo, che cosa apprezzo di più, posso dire che al primo posto si trovano le antiche poesie cinesi T’ang)

 

Luciano Lanza:

La mia scelta è chiara, direi scontata: ‘Anarchia come organizzazione’ di Colin Ward.

 

Maria Grazia Belli:

Alcuni libri della Fallaci, perché contengono intuizioni e situazioni che si sono avverate nel tempo.

 

Achille Cusani:

Domanda cui è difficilissimo rispondere, ma, per fortuna, hai dato due “parametri” importanti: libro da regalare ad un giovane e libro che abbia “significato moltissimo” per me.

La mia risposta è: ‘L’uomo senza qualità’ di Musil.

Ecco il perché della mia scelta: geniale commistione di romanzo e saggistica, fornisce decine di spunti di riflessione, fotografando, al tempo stesso, la profonda fiacchezza morale di una società in disfacimento, con stupefacenti anticipazioni su quanto stiamo vivendo. Tra le centinaia possibili, ecco una citazione illuminante:

“Ci si riunisce in gruppi, perché l’obbedienza permette di fare tutto quello di cui, per convinzione propria, non si sarebbe più capaci” (capitolo 116), valida per grillini, centri sociali, lobbies e circoli intellettuali vari.

 

Rino Cammilleri:

‘Il Signore degli Anelli’, perché la Terra di Mezzo è (era) l’Europa, il Male viene sempre da Est e a Ovest ci stanno i superbi Numenoreani, che faranno la stessa fine.

 

Alberto Indelicato:

Il libro che consiglierei ad un giovane amico è un classico, di quelli che purtroppo per varie ragioni non si studiano a scuola.

Il giovane che lo dovesse ricevere si accorgerebbe che ‘Il Principe’ di Machiavelli non è soltanto stilisticamente un capolavoro per la purezza e l’incisività , ma anche pieno di insegnamenti di grande attualità.

Certo esso risulterebbe ostico ai moderni palati assuefatti alla sciatteria linguistica ed all’irenismo acritico diffuso.

Proprio per questo l’ho amato e continuo a rileggerlo, come le altre opere di Machiavelli.

È un ottimo antidoto al mellifluo  sociologismo imperante.

 

Riccardo Prando:

Esco dagli schemi.

Niente Manzoni, Dostoevskij, Pavese (cito a caso tre autori che mi piacciono), troppo scontati.

E men che meno scrittori contemporanei che scrivono a go-go.

Dunque: Giovannino Guareschi, ‘Ciao, don Camillo’ (Rizzoli, 1996), già in ‘Candido’ n.4 del 195 e, di recente, tradotto a fumetti per Re Noir (Milano, 2011).

Il motivo è semplicissimo: GG, fra i più grandi scrittori del Novecento, traduzione in trecento lingue diverse, è quasi ignorato dalla critica spocchiosa e allineata.

In quel libro c’è ‘Giacomone’, un racconto-capolavoro per dimostrare l’incancellabile rapporto fra l’uomo e il Mistero.

Leggere per credere.

 

Marco Zagarola:

Senz’altro la trilogia di Riccardo Bacchelli ‘Il Mulino del Po’, disponibile per i tipi di Mondadori, e, credo, anche di Einaudi, ma non vorrei sbagliarmi su quest’ultima edizione.

La donerei giacché rappresenta un connubio perfetto,  tra intreccio romanzesco lingua italiana coltissima  e ricercatissima, anche se taluni giudicano tale romanzo ridondante.

Eppoi, ‘last but not least’, perche’ Bacchelli, scrittore poliedricissimo  e fecondo, è ingiustamente dimenticato, sconosciuto dai più, in ispecialmodo dai giovani.

 

Lorenzo Benzi:

La domanda è precisa “Cosa regalare a un giovane”?

A mio nipote di nove anni i libri di Salgari e di Verne

A mio nipote di ventitre anni i libri che contengono le verità, le indagini sul malaffare italiano, dalla casta alle  pensioni d’oro, dagli intrighi del Vaticano alle vicende della situazione politica italiana prima del fascismo e dopo la sua caduta.

 

Gianbattista ‘Titta’ Rosa:

Nel tempo le mie preferenze sono variate abbastanza: opere che mi hanno stregato da giovane mi sono sembrate poco saporite rilette anni o decenni dopo.

Sceglierne una, che sia il ‘Don Quixote’, o ‘La Montagna Incantata’, o i romanzi di quella matta anarcocapitalista di Ayn Rand, o gli stessi ‘Promessi Sposi’ mi sembra di far troppo torto agli altri.

Per stare al gioco, però, dico allora ‘Quer pasticciaccio brutto de via Merulana’ di Gadda, perché certamente anche altri hanno scritto della bizzarra malinconia del vivere, ma come lui credo nessuno.

 

Luigi Tirelli:

Regalerei ‘Finzioni’ di J.L.Borges; io ne fui ammaliato nell’estate del 1986, subito dopo la maturità (lo scrittore argentino morì proprio nel giugno di quell’anno, e io fui incuriosito dagli articoli che parlavano di lui).

I racconti di ‘Finzioni’ sono una mescolanza direi inarrivabile di erudizione, fantasia, grande stile e al contempo semplicità.

Altro libro da regalare: ‘Gli aforismi sulla saggezza della vita’ di Schopenhauer, grandissimo esempio di filosofia, saggezza mondana e grande scrittura innaffiata di parecchio fiele verso gli esseri umani, ma qui non guasta.

 

Oreste Brenna:

Il libro che consiglierei è un classico dell’umorismo: ‘Tre uomini in barca (per tacer del cane) di Jerome K. Jerome’

L’ho letto da ragazzo e poi riletto più volte.

Insegna a sorridere, a seguire interessi culturali, a vivere l’amicizia in tutte le sue sfaccettature ed in definitiva a godere di quello che si può ricavare da una vita normale.

 

Enzo Tosi:

Ti vengo incontro.

Purtroppo non ricordo il titolo ma tu, che sai tutto, lo ripeschi.

(l’ho fatto e si intitola semplicemente ‘Dialogo’.)

Si tratta di un opera di poche decine di pagine, un dialogo tra Primo Levi e Tullio Regge, due ebreissimi, quindi dotati, per selezione naturale, di un QI tendenzialmente superiore a quello di noi gentili.

Essa opera vale in quanto dimostra essere l’importanza di uno scritto inversamente proporzionale al numero di pagine riempite.

La scoperta della relatività ristretta da parte dell’altro ebreo Albert Einstein si trova raccolta su poche pagine degli ‘Annalen der Physik’.

Un insegnamanto utile in un ambiente di grafomani, ciarlieri e ciarlatani quali gli italioti.

 

Maurizio Mitolo:

Il mio ‘livre de chevet’ è indubitabilmente ‘Lo Hobbit o la riconquista del tesoro’ (titolo originale ‘The Hobbit’, sottotitolato ‘There and Back Again’, 1937), di John Ronald Reuel Tolkien.

Nato come una fiaba per bambini, il libro è adesso considerato come una metafora della Prima Guerra Mondiale, dacché il tema dell’eroismo è centrale nell’intera opera.

Tolkien immagina il suo fantastico mondo come un passato remoto del nostro, tant’è che gli Hobbit sono indicati come esseri che vivono ancor oggi e che – per quanto siano molto difficili da vedere – un tempo ebbero un ruolo cruciale nell’estirpare il Male dal mondo che noi conosciamo.

L’opera è indiscutibilmente conosciuta ed apprezzata a livello mondiale ed è stata tradotta in almeno quarantadue lingue o dialetti (!).

Ancor più del celeberrimo seguito (‘Il Signore degli Anelli’, ‘The Lord of the Rings’, 1954-55), questo libro cattura ogni lettore per la levità e soavità della prosa.

Insomma, un volume da leggere e rileggere…

 

Mario Cervi:

La mia cultura, come sai, è vecchia perché io sono vecchio.

Ti risparmio i  ‘Promessi sposi’ per la loro ovvietà.

Ma infliggerei comunque a un giovane una lettura che qualcuno definirà magari barbosa.

In ‘Guerra e pace’ di Tolstoi e ne ‘I miserabili’ di Victor Hugo secondo m’è c’è tutto (so che la scelta di un ‘trombone’ come Victor Hugo parrà a molti banale e sbagliata).

 

Umberto Croci:

Un libro che ho regalato ai miei figli dopo averlo letto è: ‘Come il fiume che scorre” di Paulo Coelho.

Sono spunti da interpretare e  secondo me  con diverse chiavi di lettura. Come sempre leggendo ognuno trova una sua  morale.

Robi Ronza:

Luigi Giussani, ‘Il senso religioso’, Rizzoli.

Perché dà una risposta convincente alle domande di senso che sono radicate in ognuno di noi.

 

Gianni Laterza:

Ho letto quasi tutto di Oriana Fallaci.

‘Niente e così sia’, Rizzoli Editore/1969 è per me uno dei migliori libri.

Umano, coraggioso, seducente, una straziante invocazione  per gli uomini che non sono né Angeli né Bestie ma  sono “Angeli e Bestie”  come diceva Pascal.

Un importante insegnamento per i giovani e…meno giovani.

 

Federica della Porta Raffo:

Regalerei ‘L’Età dell’Innocenza’ di Edith Wharton, semplicemente….

Per ritrovare la purezza del dettaglio, la perfezione della forma.

Per conoscere gli Stati Uniti delle famiglie europee che contavano

Per il sentimento e le parole non dette

Per capire che non occorrono pagine per descrivere la passione, ma bastano un guanto di velluto e un silenzio in una passeggiata in carrozza

E per Newland Archer che, fra i denti, dice a Madame Olenska: Tu mi hai fatto intravedere dei lampi di vita vera, poi mi hai detto di continuare a viverne una falsa

 

Silvano Calzini.

A un ragazzo di quindici/sedici anni regalerei ‘L’interpretazione dei sogni’ di Sigmund Freud.

Personalmente ne ricordo la lettura, fatta durante i miei confusi anni liceali, come un’avventura straordinaria e affascinante, destinata a lasciare un segno profondo.

Una di quelle esperienze che sedimentano dentro di noi e continuano a lavorare negli anni, plasmando e dando un senso alla nostra personalità.

Se non avessi letto Freud sarei senz’altro un’altra persona, certo non migliore.
Mi avvicinai al libro completamente digiuno di psicoanalisi e con una certa diffidenza, ma bastarono poche pagine per accendere il mio entusiasmo.

Intanto mi conquistò lo stile di Freud.

Una chiarezza esemplare nell’esposizione pur in un testo scientifico, con tanti saluti all’esercito sempre numeroso di scrittori che il poco che hanno da dire lo esprimono in modo confuso e contorto, evidentemente convinti che il lettore debba essere abbagliato da effetti speciali e pseudotrovate destinate a lasciare il tempo che trovano.

Io invece mi sentii letteralmente preso per mano da Freud e condotto in un fantastico viaggio attraverso i meandri della psiche umana per arrivare all’inconscio, il nucleo centrale della psicoanalisi.

Pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, un mondo nuovo si schiudeva davanti a me.

Non sono uno psicoanalista né un medico e quindi non ho nessun titolo per parlare della validità scientifica della psicoanalisi, e resto scettico sulla sua efficacia terapeutica; oltre tutto il guazzabuglio di teorie e controteorie, scuole e controscuole che caratterizza da sempre il dibattito tra gli addetti ai lavori non mi ha mai interessato più di tanto.

Di una cosa però sono sicuro: Freud è uno dei pochi autentici giganti del pensiero moderno.

C’è un prima e un dopo.

Gli psicoanalisti vengono comunemente chiamati ‘strizzacervelli’, ma per Freud ho sempre trovato più adeguata la mia personale definizione di ‘apricervelli’, perché a distanza di tanti anni l’immagine più significativa che mi resta della lettura dei suoi libri è proprio quella di una grande apertura.

Verso me stesso prima di tutto, ma più in generale un’apertura e una spinta formidabile verso la conoscenza.

Girate al largo da chi vuole fare della psicoanalisi una nuova religione o la assume come un dogma assoluto oppure da quelli che ne parlano, spesso a casaccio, per fare bella figura nei salotti eleganti.

Diffidate delle imitazioni e mettetevi nelle mani di Freud.

Leggerlo è una vera e propria palestra per la mente, uno stimolo destinato a durare nel tempo a non fermarsi alla superficie delle cose, a non adagiarsi nelle comode e troppo facili abitudini mentali, a coltivare il dubbio e a diffidare delle certezze.

Lasciatevi guidare da lui nelle profondità dei nostri desideri, dei nostri amori, dei nostri odi e vi avvicinerete a verità non solo individuali ma universali.

 

Giovanna De Luca:

Se devo scegliere un libro, prosa o poesia, che è stato molto importante nella mia formazione culturale, sono in serio imbarazzo.

Se devo sceglierne uno che ‘per me’ ha significato moltissimo (nella mia formazione di giovane donna e che ha coinvolto accanto agli aspetti culturali anche l’affettività e il gusto di osservare e descrivere ‘piccoli mondi’), dico:’Piccolo mondo moderno’di Antonio Fogazzaro.

Libro dimenticato, per forza, ma ricco di implicazioni.

Credo di averlo letto quattro volte.

Non recentemente…purtroppo!

 

Giorgio Premoli.

Regalerei  ‘La Storia d’Italia   dal paleolitico a ieri’, ammesso sia reperebile,condensato in due volumi di notevole dimensioni.

Perché ?

Perché tutti ‘se ne fregano’ ed il passato rappresenta la vita e morte di tutti i nostri avi……

Codesti credono d’essere gli unici abitante del mondo perché nati ieri.

Forse nella loro immensa superficialità pensano che i  ‘vecchi’ siano da sempre  nati già vecchi.

 

Vittorio Salerno.

Questa é, secondo me, veramente un’idea geniale!

Cosa saremmo noi senza i libri che abbiamo letto, e che ci hanno accompagnato nella nostra vita?

Niente, animaletti di pelouche, gamberetti, girini di acqua dolce…

Invece abbiamo una corporeità, un’anima, un’intelligenza e una cultura che si è formata proprio sui libri che abbiamo letto e riletto, meditato e che ricordiamo in eterno.

Io purtroppo non posso risponderti con un solo titolo, ma con una cinquina di titoli mettendo al primo posto ‘La Bibbia’, seguita a ruota da ‘I promessi sposi’, da ‘Cuore’, da ‘Pinocchio’ e da ‘Il vecchio e il mare’, geniale metafora della vita stessa e della fragilità dell’umana esistenza.

In Italia sembra si stampino cinquantamila libri all’anno, ma ogni italiano ne legge in media tre.

Evidentemente siamo un popolo di artisti, poeti, appassionati di calcio, teledipendenti e scrittori, più che di lettori.

 

Ennio Cortuso:

Mi trovo un po’ in imbarazzo perché non ho ‘un’ libro che prevalga sugli altri.

Posso indicare il primo libro ‘serio’ (a parte Salgari, Verne e simili) che mi ha davvero preso: una raccolta di racconti di Cechov, ‘Il monaco nero’, delle benemerita BUR degli anni Sessanta.

Racconti bellissimi, non allegri ed anzi a volte alquanto tristi, ma fondamentali per la mia carriera di lettore.

 

Silvana Pacchioni:

‘Metello’ di Vasco Pratolini  e ‘Novelle per un anno’ di Giovanni Verga.

 

Paolo Montemurro:

Senza dubbio il mio primo libro per gradimento è ‘Il padrino’ di Mario Puzo.

Però essendo passati quarantacinque lunghissimi anni dalla sua uscita, oggi come oggi non penso lo regalerei se non, forse, ad un coetaneo (ultacinquantenne, ahimè).

 

Doriana Giudici:

Regalerei una ‘Bibbia’.

Per me ha sempre dato una risposta alle mie domande in ogni età della vita.

Inoltre, continua a incuriosirmi, a provocarmi, a farmi riflettere.

Alcune parti sono poesia pura.

E’ una compagna e una amica.

 

Chiara Del Nero:

‘Il buio oltre la siepe’, di Harper Lee.

Perché è chiaro il bene e chiaro il male.

Perché c’è un padre che sa cosa fa, che sa che i figli guardano a lui per imparare a vivere.

Perché questo padre, vedovo, non ha perso umanità nel dolore della perdita ma anzi, se possibile, tira fuori il meglio di sé diventando il centro della famiglia senza peraltro dimenticare l’uomo pubblico che in quanto avvocato si trova ad essere.

E tra privato e pubblico vive con coerenza ciò in cui crede senza lasciarsi intimidire dalle minaçce; consapevole del rischio che corrono i suoi figli: quello di rimanere orfani del tutto.

Ma è un rischio che questo padre corre nella consapevolezza che la vera ricchezza dei figli sia non già un padre vivo ma un padre che ti abbia mostrato cosa conta e come si vive.

C’è poi il rapporto evoluto con le persone nere in epoca profondamente oscurantista da parte di tutta la famiglia, c’è un oscuro e tenerissimo rapporto con un personaggio ritenuto dai più malato psichico che sollecitato dalla presenza dei due bambini protagonisti che osserva di nascosto, sviluppa e rivela un forte sentimento di protezione e di cura verso di loro, nascondendosi sempre e nascondendo la sua tenerezza della quale solo Scout, la bambina protagonista, si rende via via conto vivendo in questo modo il primo rapporto affettivo al di fuori della famiglia in modo distante e muto ma profondamente importante e formativo.

Una bella suspence attraversa tutta la storia….a tal punto che a cinquantadue anni dalla sua lettura questo testo è per me sempre vivo e sempre modello a cui guardare.
Da aboutbc@gmail.com

Me vas a perdonar Mauro….pero no puedo escoger uno…serán tres:

‘The Tree of Gernika: A field study of modern war ‘de  George L. Steer. Un gran libro de un gran periodista y gran hombre, que me enseño cómo incluso en las peores condiciones hay personas y pueblos que pueden conservar su dignidad

‘El Otoño del patriarca’ de Gabriel Garcia Marquez.

El mejor ejemplo del realismo mágico sudamericano y un tratado extraordinario de la miseria que se concentra en el poder absoluto (como alternativa ‘Pedro Paramo y el Llano en LLamas’ de Juan Rulfo)

‘The Lords of the Rings’ de J.R.R.R. Tolkien.

Puede que porque tive la suerte de leerlo con 18 o 19 años. Descubriendo un mundo increíble, lleno de magia, pero profundamente humano.

Tolkien es un gran escritor capaz de hacer que las personas amen la literatura desde su juventud.

Una especie de lectura puente entre la infancia y la madurez

Lamento no poder escoger uno y me siento desnudo sin poder incluir otros muchos que lo piden a gritos.

 

Susanna Erba:

Quale libro regalerei (o consiglierei) a un giovane??

Un romanzo di Ernest Hemingway………

Io ho scoperto quanto è bello leggere, ho scoperto che attraverso la lettura di certi romanzi puoi fare dei viaggi bellissimi, puoi scoprire parti del mondo e/o storie del mondo che non conosci, grazie ai suoi romanzi….

Ero una ragazza adolescente e mi sono trovata fra le mani (per caso) ‘Verdi colline d’Africa’……..

Da quel momento ho compreso quanto fosse bello e importante leggere………

Oppure, un po’ impegnativo ma grande, “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez (in quarta media è stato il libro di lettura a italiano, odiato da quasi tutti, ma amato dai quei pochi che hanno capito).

Altrimenti, più leggeri ma fatti bene, affascinanti, ironici-sarcastici, e anche loro fanno viaggiare attraverso paesaggi del nord sconosciuti, con storie uniche, un modo di scrivere tutto particolare………….i romanzi di Arto Paasilinna.

Mentre scrivo mi vengono in mente altri autori e altri libri ma mi fermo qui altrimenti non finisco e il lavoro invece mi chiama.

 

 

Sarah Rizzato:

Io regalerei i libri di Fabio Volo!

Racconti scorrevoli e di vita.

Mi sono immedesimata moltissimo…

Dritti al cuore.

 

Aleandro Fanucci:

Il libro che regalerei è un abbecedario.

Ricordo che mia madre me lo conservò fino ai miei quindici anni, poi lo regalò ad un bimbo che viveva nel nostro stesso palazzo.

Una cosa che solo col tempo ho perdonato.

Quell’abbecedario che conservavo dall’età di cinque anni era la mia enciclopedia universale.

Mi sembra di ricordare che fosse edito da una casa che non esiste più…forse ‘Editrice le Stelle’.

Ogni volta che volevo ricordare i bei tempi della prima infanzia mettevo mano a quel librone dove trovavo tutto, dal calcolo frazionario agli animali in ordine alfabetico, dalle unità di misura in disuso, come le leghe, alle divinità greche.

I disegni erano bellissimi e realistici, fatti apposta per imprimersi nelle giovani menti.

Ricordo ancora benissimo alla lettera ‘Q’ il quattrocchi, un pesce la cui esistenza conoscevo solo io, così come alla ‘N’ c’era il Naja (cobra indiano) e alla ‘Z’ lo zibetto (un viverride da cui si estrae il muschio).

Sì, l’abbecedario aveva il preciso scopo formativo di far capire ai giovani che “se si imparano più cose si vive meglio”.

 

Marco Cingolani:

Un libro che non posso dimenticare è sicuramente ‘Cronaca familiare’ di Vasco Pratolini: lo scrittore rievoca la breve vita del fratello Ferruccio in un dialogo struggente.

La scrittura è purissima, incantata: fra i sentimenti e le parole vi è una corrispondenza spontanea, perfetta.

Non ho mai letto un libro più autentico e sincero.

 

Marco Airola:

Regalerei ‘Il deserto dei Tartari’ di Dino Buzzati e magari anche ‘Il processo di Franz Kafka.

Se il ragazzo è sveglio, capirà.

 

Luciano Vinciarelli:

Senza dubbio ‘Padri e figli’ di Ivan Turgenev.

 

Michele Gaslini:

Eric Voegelin, La nuova scienza politica’, poiché in quest’opera, il filosofo della politica tedesco, successivamente approdato agli atenei statunitensi, riesce a tracciare, con estrema lucidità critica ed acume culturale, quel medesimo schema di errori logici che – a partire dall’eresia gnostica, sino a giungere al contemporaneo progressismo -stanno conducendo la nostra società presente al proprio annichilimento spirituale e culturale.

 

Silvio Raffo:

‘Il principe felice’ e ‘La casa dei melograni’, la raccolta di novelle scritte da Oscar Wilde per i suoi figli.

Perchè sono la ‘drammatizzazione’ dei valori fondamentali della vita: l’amore per il prossimo, la generosità, il piacere dell’arte e della Bellezza, proposte senza un grammo di retorica e in modi comprensibili.

Chi fa propri i messaggi di queste ‘favole’ (per bambini e adulti) è una persona che al termine del proprio soggiorno terreno potrà sentirsi serena.

 

Marco Giuseppe Nebbia:

Non mi rivolgo ad un classico, scelgo un testo che qualcuno potrebbe anche non definire un romanzo, bensì un semplice reportage: ‘Gomorra’, di Roberto Saviano.

Perché?
Per la sua attualità.

Faccio un esempio: è importante l’alta moda?

Sicuramente.
Ecco, se leggi tale libro, comprendi cosa sia.

Quindi lo consiglio a tutti, anche perché sostengo una tesi: a legger buoni libri non dovrebbero esser tanto i giovani, dovrebbero esser tutti gli altri.

 

Francesco Cappellani:

Il libro della mia vita è quello delle poesie di Emily Dickinson dove ho trovato… tutta la vita!

 

Francesco Talamo:

‘L’isola del tesoro’, nessun altro mi ha emozionato e acceso la fantasia come quello.

 

Ines Mezzetti:

‘Il mestiere dell’artista’ di Claudio Strinati, una straordinaria via per comprendere i tesori dell’arte.

 

Flavia Tosi:

‘I fratelli Karamazov’  di Dostoevskij Fëdor, perchè è appassionante e c’è tutto, i caratteri umani,  la tragedia, la fede, la vita e le domande eterne e le possibili riposte (dignità intellettuate in Ivan, fede in Alioscia, debolezza in Dimitri, violenza in Smerdiakov….)

Se non si ha voglia di leggere a lungo ma si mira all’essenziale.

‘Il cammino dell’uomo’ di Martin Buber, perchè c’è tutto anche qui, in poche pagine narrative affascinanti; le domande eterne, ma sopratutto, la domanda: tu, dove sei?

 

Michele Infante:

Mi piacciono i saggi e qualche buon romanzo.

Fra i saggi regalerei ‘Gomorra’ di Roberto Saviano per il coraggio che ha avuto nel trattare degli argomenti tanto scottanti

Quanto alla narrativa, poi regalerei come ho fatto ‘Il cacciatore di aquiloni’ di Khaled Hossein dal quale hanno tratto anche  un film.

 

Silvia Maretti:

Domanda difficilissima.

‘Il libro’ non può essere consigliato, ne regalato, perché ogni libro per diventare ‘il libro’ non deve essere solo quello giusto, deve anche essere letto al momento giusto, un po’ come un fidanzato.

Mi spiego: difficile apprezzare ‘Il giovane Holden’ se lo si legge per la prima volta a ottantacinque anni; allo stesso modo, ‘Memorie di Adriano’ non si può leggere a quindici.

Posto che io penso che ‘il libro’ sia impossibile da regalare perché difficilissimo da azzeccare, se dovessi regalare un libro a un giovane penso che opterei per una collezione di tragedie greche, e ci aggiungerei anche un DVD, un film a caso tra i bellissimi film americani degli anni Cinquanta, il Rinascimento americano.

E il motivo è che sia le tragedie greche che i film americani descrivono, con linguaggi diversissimi, dei comportamenti umani universali e atemporali, essenziali per capire meglio la soavità e gli abissi della vita.

Maniglio Botti:

I libri da scegliere perché importanti, e da regalare eventualmente come strenna natalizia, sono tanti: andiamo dai classici (per esempio il ‘Don Chisciotte’ o ‘Guerra e pace’  o le ‘Odi’ di Orazio) ai contemporanei (per esempio tutti i romanzi di Piero Chiara o, per venire più vicino a noi, per chi è un appassionato del genere, tutti i thriller di Michael Connelly – Proprio in questi giorni è in libreria il suo ultimo lavoro, ‘La caduta’, un’altra impresa del detective Harry Bosch).

Ma se proprio dovessi scegliere un solo libro da regalare perché si legga (o si rilegga), considerando fuori concorso la ‘Bibbia’, il libro dei libri, indicherei ‘Le avventure di Pinocchio’, del Collodi, alias Carlo Lorenzini.

Il ‘Pinocchio’, insieme con il ‘Cuore’ di Edmondo De Amicis, è uno dei libri fondanti del nostro Paese.

La storia del burattino di legno che si fa ragazzino per bene non è soltanto, come pare, un libro per ragazzi.

Sta alla base della cultura e del nostro essere italiani, una lettura importante, dunque, per chi ancora crede in un’Italia riformata o da riformare.

 

Paolo Zobbi:

‘Moby Dick’.

Lo lessi a sedici anni e la mia vita ha realmente preso una strada diversa.

Nella mia ingenuità di sedicenne decisi che la mia vita sarebbe stata la prima pagina, il monologo di Ismaele.

Ovviamente non solo per Moby Dick ma anche per quel libro ho speso poi vent’anni nell’esercito.

Un’alternativa: ‘Narciso e Boccadoro’ di Hesse.

Ora, a quaranta e passa anni lo trovo melenso e ingenuotto com’è normale che sia ma allora fu tanto dolce e romantico immedesimarsi in ciascuno di loro e in loro insieme.

 

Antonio Zanoletti:

Io consiglio un libro e un autore da troppo tempo dimenticato.

‘Il grande amico Meaulnes’, di Alain-Fournier, il romanzo dell’adolescenza.

Per chi crede ancora in certi valori fondamentali come l’amicizia e non cede al grigiore possibile della maturità che approda alla vecchiezza.

E’ l’unico romanzo che questo autore ha scritto alla vigilia della prima guerra mondiale, dove troverà la morte.

Non aggiungo altro, va scoperto, o riletto come tutti i grandi libri.

Ma mi permetto di aggiungere ‘Il piatto piange’ di Piero Chiara.

Ho riso e pianto come raramente mi è capitato.

E ‘Il fu Mattia Pascal’ del grande Luigi Pirandello.

Non solo drammaturgo ma autore a tutto tondo che ha la capacità di consolare.

Consolare è il termine giusto perché sa guardare all’uomo con una ‘pietas’ davvero unica, anche quando è feroce con “questi poveri, piccoli, uomini feroci”.

 

Mario Tavani:

‘Moby Dick’, di Melville (devo precisarlo ?), se tradotto da Cesare Pavese.

Perché? che devo rispondere? forse perché per me è il Libro, l’ unico, dove chi sa leggere e sa commuoversi di fronte a tanto genio trova tutto quello che vuole per arricchirsi spiritualmente.

 

Felice Magnani:

Il mio libro, quello che ha accompagnato gran parte della mia storia personale è stato: ‘I promessi sposi’, di Alessandro Manzoni.

A volte è difficile spiegare come possa nascere un idillio, certo è che la mia cultura cattolica è stata determinante nel condurmi sulle orme del primo romanzo italiano.

L’ho proposto ai miei allievi, ne ho drammatizzato alcune parti, soprattutto i dialoghi, ho amato moltissimo i suoi personaggi, così ben rappresentati, con i loro pregi e i loro difetti, da quel mago dell’indagine introspettiva che è stato Alessandro Manzoni.

Perché dovrei proporlo?

Perché rappresenta uno spaccato del nostro paese e potrebbe aiutarci a capire qualcosa di più della realtà di oggi, così diversa dal Seicento, ma  ancora così difficile da comprendere e da orientare.

 

Mimi Zincone:

‘La vita davanti a sé’ di Romain Gary.

Ha quaranta anni ma non li dimostra!

 

Fernando Mezzetti:

A parte ‘I Vangeli’ nella splendida traduzione di Niccolò Tommaseo, a cura di Cesare Angelini,  e un classico come ‘Il Principe’ di Machiavelli anche per il vigore della prosa, il libro importante è ‘I fantasmi di Mosca’ , di Enzo Bettiza.

Si tratta di un’opera straordinaria, e non soltanto per l’imponente mole delle sue 20007 pagine, uscita nel 1993, a cui l’autore ha lavorato per molti anni.

Bettiza è letterato e grande analista politico, specie del comunismo. Questo suo sommo lavoro è il ‘romanzo totale’, che mancava alle Lettere italiane, nel senso di destini singoli nel grande affresco intellettuale e politico di un’intera epoca.

E’ letteratura, saggio storico, introspezione individuale e collettiva dell’universo mentale comunista e sovietico, dei suoi meccanismi di potere.

Un assoluto capolavoro denso di Zeitgeist, spirito del tempo, di un’età che continua a proiettarsi sull’oggi.

One Response to Il libro della nostra vita: domanda e risposte

  1. Silvia Bay Rossi ha detto:

    Il “dizionario dei simboli” porta d’accesso all’universo!

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