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Per chi suona la campana?

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Tutti sanno come Ernest Hemingway, sempre molto attento non solo alla scrittura ma anche al titolo dei romanzi e dei numerosi racconti, abbia trovato ‘Per chi suona la campana’ in un verso del grande poeta metafisico inglese John Donne (1572-1631). La poesia in questione è talmente bella che va riproposta nella sua completezza per i pochi che non la conoscano:

“Nessun uomo è un ‘isola intero in se stesso

Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della Terra

Se una zolla viene portata via dall’onda del mare l’Europa ne è diminuita come se un promontorio fosse stato al suo posto o una magione amica o la tua stessa casa

Ogni morte d’uomo mi diminuisce perché io partecipo dell’umanità

E così non andare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te!”

Ernest Hemingway

Ora, agli stessi versi – e ciò accomuna a Hemingway altri due personaggi del nostro secolo da lui distanti e molto diversi anche tra loro – si rivolsero altresì Thomas Merton ed Orson Welles.

Il primo, religioso e scrittore americano vissuto tra il 1915 ed il 1968, intitolò ‘Nessun uomo è un’isola’ una celebre raccolta di saggi del 1955 in cui, come nelle poesie e nella storia della sua conversione (‘La montagna dalle sette balze’), l’esperienza di vita si fonde felicemente con l’interesse per le filosofie orientali.

Il secondo volle usare il medesimo incipit per una serie di letture radiofoniche, poi pubblicate dalla Decca nel 1946, e comprendenti brani di Pericle, lo stesso John Donne, Thomas Paine, Patrick Henry, Lazare Carnot, Daniel Webster, John Brown, Abraham Lincoln ed Emile Zola.

Ecco, quindi, che una poesia funge da trait-d’union tra Donne, Hemingway, Merton e Welles.

Ma, d’altra parte, chi volesse cercare diversi, spesso, molto più strani collegamenti tra personaggi assai lontani tra loro o, addirittura, apparentemente inconciliabili, non avrebbe, in realtà, che l’imbarazzo della scelta.

A tale proposito, vediamo, per esempio, cosa accomuni un serio drammaturgo quale fu Bertolt Brecht alla frivola spia inglese ‘al servizio di Sua Maestà’ James Bond.

Chi abbia visto e ricordi ‘Agente 007: dalla Russia con amore’, avrà certamente memoria del finale del film e di quella strana ed anziana signora – affiliata, naturalmente, alla Spectre – che tenta di uccidere Bond (che si difende tenendola lontana frapponendo una sedia!) con una lama, evidentemente avvelenata, che le spunta, a comando, dalla cima di una scarpa.

Ebbene, l’interprete di questo ben poco aggraziato personaggio altri non era che Lotte Lenya, attrice austriaca, volontaria esule con il coniuge in America dopo l’avvento del nazismo. E di chi era a sua volta moglie Lotte se non di Kurt Weill, il celebre compositore tedesco conosciuto, almeno (fra i non addetti ai lavori), per avere composto le musiche de ‘L’opera da tre soldi’ e di ‘Mahagonny’? Opere, queste, ovviamente, di Bertolt Brecht il cui ‘rapporto’ con 007 è quindi incontrovertibile.

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