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A proposito del mal di testa

 

Da sempre (fin da quando frequentavo la scuola materna, per quanto ricordi, e probabilmente da prima), soffro di mal di testa.

Dolori ovunque e senza nessun motivo.

Innumerevoli visite specialistiche, esami a non finire, ricorsi a pratiche alternative: dall’agopuntura allo shiatsu e a qualsiasi altra forma di intervento vi venga fatto di pensare.

Nessun miglioramento (ho ancora in mente il professorone che dopo esami durati una dozzina di giorni mi comunicò “Sa cosa le dico del suo mal di testa? Se lo deve tenere!” e la terapeuta che, costernata, dovette constatare “I suoi chakra non si aprono”, qualunque cosa ciò possa significare).

Anzi, la situazione peggiora vieppiù e in questi ultimi mesi il dolore è insopportabile per molte e molte ore al giorno.

Di più, adesso, chiunque mi guardi in faccia, in specie osservando gli occhi, si rende subito conto della mia sofferenza.

A fatica, a fatica sopporto il male, e che altro mai potrei fare?

Quel che non mi riesce di sopportare, invece, è il fatto che tutti, tutti, quelli che incontro vogliano in qualche modo confortarmi, partecipare, raccontarmi le loro esperienze in merito, quelle dei familiari…

E chi mi dice “Non devi mangiare al mattino” e chi “Devi mangiare al mattino”, chi “Bevi molti caffè”, chi “Non bere caffè”, chi mi consiglia una cura, chi un intervento, chi un dato centro per le cefalee, chi un secondo parlando malissimo del primo…

Insomma, non ce la faccio più!

Ecco, quindi, che le ragioni di questo mio scritto che si volge in un accoratissimo appello si racchiudono in una sola frase: “Per favore, se mi incontrate e cogliete la mia sofferenza, non chiedetemi nulla al riguardo se non volete che al dolore si aggiunga una fortissima incazzatura”.

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