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Cordless

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Giorni fa, in casa, mi è stato dato l’incarico di azzerare la segreteria del cordless.

Benché da decenni tutti siano a conoscenza della mia idiosincrasia per ogni e qualsiasi tipo di congegno in qualche modo meccanico (si dice giustamente che io non sappia nemmeno avvitare una lampadina), capita a volte che mi si chieda – forse per verificare se, invecchiando, sono migliorato o se abbia in qualche modo acquistato un tocco magico – di intervenire.

Esito inevitabile, un disastro: uscito dalle mie abili mani, il cordless non ha dato più alcun segno di vita e da allora giace muto.

Per conseguenza, da non so quale cassettone è stato riesumato un vecchio apparecchio da qualche anno accantonato.

Risultato: adesso – ed è inaccettabile in particolar modo alla sera quando ci si impigrisce davanti al televisore – per rispondere al telefono tocca addirittura alzarsi e camminare!

La verità è che basta pochissimo per abituarsi al nuovo, alle comodità che tecnologie ogni giorno più avanzate ci garantiscono e che un ritorno al passato, anche per un breve periodo, ci appare improponibile al punto che, come dimostra l’aneddoto che segue, di quel che facevamo fino a poco tempo fa non conserviamo memoria.

Sul declinare degli anni Ottanta, agente di assicurazione in quel di Como, mi occorse di avere tra i clienti una rinomata società produttrice di articoli per bambini.

Ogni mattina, invariabilmente, i camion della ditta di cui si parla, uscivano per le consegne ai negozi della più diverse parti d’Italia.

Ogni mattina, quindi, un loro fattorino si presentava in agenzia all’apertura degli uffici con l’elenco di quanto quel giorno sarebbe stato smistato per stipulare l’assicurazione ‘trasporto merci’.

Trascorso un semestre, convinto da un abile rappresentante che mi illustrò efficacemente la bontà del nuovo (per allora) prodotto, comprai un fax  dandone immediata comunicazione al cortesissimo direttore della società in questione: non ci sarebbe stato più bisogno del fattorino, bastava inviarci una comunicazione usando quell’incredibile ‘attrezzo’.

Un anno dopo, ahinoi, il fax si rompe. Telefono al megadirigente che, informato dell’accaduto, con tono estremamente preoccupato, mi chiede: “E adesso, come si fà?”.

Non gli era passato per la mente neanche per un secondo che per qualche giorno, in attesa della riparazione, si sarebbe potuto tornare alle vecchie abitudini.

Dei viaggetti mattutini del suo fattorino ripetuti per anni ed anni si era completamente scordato!

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