mdpr1@libero.it

La sentenza della Corte Suprema USA sui matrimoni gay conferma, assevera la ‘Terza Rivoluzione Americana’

Commenti (1) USA

26 giugno 2015

In altra sede (nel mio saggio ‘Americana’ diffusamente e qui compendio), già a bocce appena ferme, ho definito l’esito elettorale USA del 2008 ‘La Terza Rivoluzione Americana’, la ‘Prima’ essendo stata ovviamente quella che aveva portato all’indipendenza il Paese e dovendosi a mio modo di vedere considerare la ‘Seconda’ il risultato delle votazioni del 1828 che portarono alla Casa Bianca Andrew Jackson e con lui a prevalere sulla vecchia e gloriosa ‘aristocrazia’ che aveva ‘fatto’ il Paese l’emergente e da allora per lunghissimi tempi dominante borghesia.

Terza perché, con almeno otto anni di anticipo sulle mie stesse previsioni, annunciava una nuova era politico/ideologico/sociale determinata – brutalmente semplificando – dall’arretramento degli WASP (white, anglo-saxon protestant), dal prevalere di etnie un tempo largamente minoritarie, dall’avvicinarsi del Paese a posizioni, orrore!, ‘socialisteggianti’.

La conferma di questa ‘Rivoluzione’, oggi, 26 giugno 2015, con la sentenza della Corte Suprema che dichiara legittimi su tutto il territorio federale i matrimoni gay.

Le righe che seguono ricostruiscono i ‘momenti’, le decisioni, gli errori se visti da un preciso punto di riferimento conservatore, che hanno portato tanto velocemente gli USA in lidi fino a pochissimi anni orsono, immaginabili sì, ma in una lontana lontananza.

 

Verso fine ottobre 2008, nel corso di una trasmissione televisiva dedicata alle, a quel momento imminenti, elezioni presidenziali americane mi intrattenevo su un tema (che subito dipoi avrei affrontato per iscritto) per me decisivo e da tutti gli osservatori allora – per il vero anche lungamente dopo e perfino adesso – trascurato.

I votanti, sostenevo, nell’esprimersi il 4 novembre, avrebbero dovuto tenere conto anche, se non forse soprattutto, del fatto che il nuovo presidente con quasi assoluta certezza, stanti le condizioni di salute di alcuni suoi membri, avrebbe nominato almeno due giudici della Corte Suprema.

Avesse prevalso il repubblicano, sarebbero entrati a far parte dell’alto consesso dei conservatori.

Avesse prevalso il democratico, dei liberal.

Il successivo ‘primo martedì dopo il primo lunedì’ del mese di novembre la vittoria arrise nettamente al candidato dell’asinello Barack Obama il quale nel seguente 2009 nominò giudice della Corte Sonia Sotomayor e l’anno dopo, nel 2010, indicò per quello scranno Elena Kagan, due Signore le cui posizioni appunto liberal erano arcinote.

Le conseguenze?

Decisive, per gli Stati Uniti d’America e per il loro futuro che con una serie di sentenze la Corte Suprema, in cotal modo ricomposta, va da allora rivoluzionando se viste da sinistra, stravolgendo se viste da destra.

In quell’oramai lontano novembre 2008, parte dell’elettorato repubblicano – in primo luogo gli evangelici, ma certamente non solo – non si recò alle urne perché non riteneva un GOP ‘duro e puro’ John McCain, il quale, nel corso della campagna, non si era decisamente pronunciato contro, per esempio, i matrimoni gay oggetto in questi giorni della più clamorosa delle determinazioni via via susseguentemente pronunciate dalla Corte.

Preferirono gli astenuti d’allora la prospettiva di una ‘traversata del deserto’, come fu definita: quattro anni di presidenza democratica che a loro modo di vedere avrebbero consentito al partito di rigenerarsi e di scegliere un candidato 2012 ‘comme il faut’.

 

(Non ritennero, a quella data, i dessi, tale neppure Mitt Romney, con il risultato a tutti noto, ma questo non importa dato cha la frittata relativa alla composizione della Corte era già fatta).

 

Mai scelta – e lo si vede ogni giorno di più – fu per quanti la presero e dal loro punto di vista altrettanto infausta!

Cosa succederà ora?

A breve, infiniti, senza dubbio, i rifiuti, numerosi i movimenti ‘contro’ che nasceranno o si rafforzeranno, molti gli Stati che cercheranno di legiferare in modo di bloccare per vie legali e per quanto possibile l’applicazione almeno di quest’ultima decisione.

In lunga prospettiva, notevolissime difficoltà interne.

E’ quello dei diritti – in specie se il loro riconoscimento è estremamente controverso – uno di dei temi più deflagranti, uno dei temi, se non ‘il’ tema, sui quali ci si divide.

Profondamente, assai profondamente ci si può dividere!

One Response to La sentenza della Corte Suprema USA sui matrimoni gay conferma, assevera la ‘Terza Rivoluzione Americana’

  1. Giuliano ha detto:

    Povero mondo…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *