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Il mio amico Riccardo Cucciolla

Nessun commento Amarcord, Cinema

di Vittorio Salerno

Per il personaggio del Professore sadico/assassino avevo pensato al bravo Gabriele Ferzetti, ma la mia Agente di allora, Paola Petri, moglie del regista Elio Petri che l’anno precedente aveva vinto l’Oscar per il miglior film straniero col suo splendido Indagine su un cittadino al disopra di ogni sospetto, me lo sconsigliò.

“Ti creerebbe dei problemi, Vittorio. Bravo, bravissimo Ferzetti, per carità, ma è un attore un po’ difficile, fa parte di una certa élite di attori un po’ snob. Io non vi ci vedo lavorare insieme. Perché non fai un pensierino su Cucciolla, reduce dal trionfo del Palmares a Cannes, dove ha vinto il Premio quale miglior attore protagonista per la sua interpretazione in Sacco e Vanzetti  di Montalto?”

“Cucciolla?” risposi, “Troppo mite, dolce, incapace di fare male a una mosca…”

“Appunto, gli proponi un personaggio di rottura, un’esperienza diversa… e sarebbe una novità anche per il Cinema Italiano. Se vuoi ci parlo io. Gli passo il copione e se accetta allora v’incontrate e parlate di tutto”.

“Vabbé provaci, Paola, ma vedrai che non accetta; bravissimo attore anche lui, ma non ce lo vedo come assassino…”

Invece accettò, e due giorni dopo eravamo in un separée del bar Canova in Piazza del Popolo, a parlare del film e del personaggio.

Conoscevo bene Riccardo, perché tre anni prima aveva recitato con mio fratello Enrico al teatro Parioli nel Sacco e Vanzetti scritto da  Mino Roli e Luciano Vincenzoni per la scena, ed eravamo stati a cena  più di una volta con la Compagnia degli Artisti Associati, di cui facevano parte, oltre a Enrico Maria, Valeria Valeri, Gian Maria Volonté, Giancarlo Sbragia e Gastone Moschin.

Da sinistra, Enzo Cerusico, Riccardo Cucciolla e Vittorio Salerno

Da sinistra, Enzo Cerusico, Riccardo Cucciolla e Vittorio Salerno

“Poi lo racconterai tu stesso a Fabio Santamaria cosa ti è successo…” dissi a Cucciolla, “Hai sentito improvvisamente  avvampare in te la follia omicida, come una bestia orrenda che s’impossessava di te, e hai incominciato a colpire, colpire… non vedevi altro che sangue e continuavi a colpire… a colpire… Succede, sai, a volte, Riccardo…”

“Purtroppo lo so… Vittorio, basta scorrere i giornali…”

“Ma l’uccisione della prostituta è solo l’inizio del film. Lo scopo del film e denunciare, l’apatia, l’omertà, la mancanza di senso civico di certa piccola borghesia romana, e non solo romana, qui impersonata da Cerusico, che per quieto vivere e per sfiducia nella giustizia preferisce farsi i fatti suoi e non denunciare i crimini cui assiste.”

“L’ho capito, Vittorio, è un film di denuncia, perciò te lo faccio volentieri…”

Quando arrivò il momento di girare la scena madre, l’incontro-scontro tra i due personaggi ebbi un’idea geniale.

Sia Cerusico che Cucciola erano entrati perfettamente nella parte: perché non lasciarli liberi di muoversi e azzuffarsi su quella rampa di scale, e riprenderli come di nascosto con due macchine da presa?

Accettarono con sollievo, perché era una scena molto vivace e recitare tenendo conto dei ‘segni’dove bisognava fermarsi o voltarsi avrebbe limitato la loro libertà di azione, e la scena venne benissimo, e alla fine tutti i componenti della troupe applaudirono i due attori.

Purtroppo la Società di Distribuzione del film, la Jumbo Cinematografica, mi chiese di modificare il finale: troppo triste e impopolare veder condannare un innocente, che tra l’altro aveva la faccetta buona di Cerusico, a trent’anni di galera, e girai un finalino posticcio nel quale si vedeva Fabio Santamaria ancora in carcere che sente dire alla radio che il professor Ranieri (Cucciolla) si è ucciso lasciando scritto di essere lui l’assassino.

Quando Riccardo venne a conoscenza del nuovo finale mi telefonò esternandomi garbatamente il suo disappunto: aveva accettato di interpretare un personaggio tanto negativo perché era un film di denuncia, altrimenti non l’avrebbe mai fatto.

Gli spiegai che purtroppo qualche piccolo compromesso bisogna accettarlo nel mondo del cinema perché i film costano centinaia di milioni, e chi investe vuole essere sicuro almeno di non rimetterci, ma fu inutile, e i nostri rapporti si raffreddarono un pochino; ma non per molto, anche perché tornammo a vedere il film assieme in una sala e gli feci notare che la pellicola non solo non aveva perso mordente, ma anzi il suo personaggio aveva acquistato maggior spessore, perché non sopportando più il peso del rimorso per aver massacrato una ragazza a quel modo, aveva espiato a modo suo impiccandosi a una trave del soffitto.

Grande Riccardo, un attore sensibilissimo!

Ne ho un ricordo molto bello…

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