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I venusiani sono tra noi

Nessun commento Varie ed eventuali

Anni fa, l’allora presidente russo Boris Eltsin consegnò al suo omologo americano Bill Clinton, nel corso del loro ultimo incontro, un ‘regalino’ di particolare interesse.

Si trattava, nientemeno, che del dossier segreto a suo tempo preparato dal KGB a proposito dell’assassinio del presidente Kennedy, avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963.

Non conoscendosi, naturalmente, il contenuto delle carte in questione, in proposito, subito fiorirono le più strabilianti ed inverosimili illazioni ed ipotesi e il direttore di una rivistucola russa – il ‘Soverscenno Skretno’ – suggerì che nel dossier sarebbe stata contenuta una rivelazione assolutamente sconvolgente: ad uccidere Kennedy furono gli extraterrestri e ciò perché il presidente della Nuova Frontiera avrebbe avuto prove sicure della loro esistenza e sarebbe stato pronto a diffonderle pubblicamente.

L’idea di Artiom Borovik – così si chiamava il giornalista in questione – per quanto folle potesse apparire, trovò molte persone disposte ad accettarla e, naturalmente, tra i primi, i tanti che credevano (e credono) che gli alieni e, in particolare, i venusiani, da decenni e più, vivano tra noi e che ben conoscano i più riposti segreti del nostro sistema solare.

Il pianeta Venere

Il pianeta Venere

Che gli abitanti del pianeta Venere, precisamente dal secondo dopoguerra, si siano, a frotte, trasferiti sulla Terra potrebbe essere testimoniato, fra l’altro, da un episodio che, tempo fa, mi ha visto involontario protagonista.

Nell’occasione di cui si parla, proveniente da Varese in treno ed arrivato a Milano, presi un taxi.

Trascorsi pochi minuti di viaggio, il guidatore, che da qualche tempo mi guardava con insistenza dallo specchietto interno della vettura, mi chiese: “Signore, mi scusi: lei cosa vede ai lati della strada che stiamo percorrendo?”

Sorpreso, risposi: “Case e palazzi; ma perché me lo chiede?”

“Io, invece”, replicò quel tale, “vedo i campi e i fiori che c’erano nel dopoguerra, quando sono arrivato, prima della costruzione delle case.

Sa, io sono un venusiano, uno dei tanti che vivono in mezzo a voi… e noi abbiamo questa capacità”.

Convinto di avere a che fare con un pazzo e dette alcune parole di circostanza, a quel punto, pregai l’autista di fermarsi  e, con una scusa qualunque, pagata la corsa, scesi velocemente dal taxi.

La mia fuga – e mi si comprenderà – fu talmente veloce che non feci in tempo a memorizzare il nome di quel taxista e nemmeno la sigla della sua auto pubblica.

Ora – e penso che la cosa sia possibile per qualche milanese – se qualcuno dei lettori, per caso, si è imbattuto nello stesso individuo o in qualche altro venusiano, per favore, me lo faccia sapere.

Passata ormai da molto tempo la paura, sono certamente più che interessato ad un secondo ‘incontro ravvicinato’.

Ma, se fosse possibile scegliere, questa volta, preferirei incontrare una venusiana, giusto per verificare se, in qualche modo, si avvicini alla dea dalla quale deriva il suo nome.

Non si sa mai…

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