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Svolte

Nessun commento Varie ed eventuali

Tempo fa, ho chiesto ad alcuni amici di scrivere un pezzo che parlasse di un loro momento di ‘svolta’, uno di quei momenti in cui, per caso o per necessità, si imbocca una nuova strada senza sapere neppure dove si finirà. Qui di seguito, la risposta di Don Backy che, per la miseria, scrive bene eccome.

ROCK AND ROLL

di Don Backy

Appoggiato all’angolo di via del Proposto, guardò le fontanelle ghiacciate di su’ Fossi. Un soffio gelido di vento sollevò povere foglie ed alcune pagine di giornale in un turbinio.Istintivamente ne bloccò una con un piede, gettando un’occhiata fugace su un titolo dedicato alla morte di Fausto Coppi.

Sollevò la scarpa ed il giornale volò via portando con sé, maglie rosa, gialle, iridate. Echi di trionfi italiani su tutte le strade del mondo.

Poi, la paura per quanto lo aspettava la sera, tornò.

Don Backy

L’eccitazione per quella sua prima volta, gli aveva tolto fame e sonno già da qualche giorno e nemmeno un paio di articoli che lo riguardavano, uno fir­mato dal Lepri e l’altro dal Pozzolini, usciti su ‘La Nazione’  e su ‘Il Telegrafo’, erano serviti a placarlo.

Continuava ad occhieggiare il titolo di uno di questi, mentre, nervosamente, torturava la pagina: ‘DOMANI CONCERTO DI ROCK AND ROLL’.

Così che, qu­ando arrivò l’ora di in­camminarsi verso il teatro, non sentì nessuna conse­guenza di quelle privazioni, teso com’era a cercare di stare calmo.

I ‘Golden boys’ – adesso si chiamavano ‘Kiss’ – erano prontissimi.

Lui avvertì una sensazione magnifica sentendo di es­sere, finalmente, il centro di tutto quel clamore.

Valerio terminò il suo repertorio di brani per tromba, un applauso scrosciante si alzò dalla folla vociante ed allegra.

Toccava a lui.

Il suo nome, annunciato dal palcoscenico del teatro strapieno fino all’invero­simile, fu subissato da un boato di risa e lazzi.

Circondato dalle luci della ri­balta che ‘spettrarono’ ancor più il suo volto, cominciò a sgranare il rosario di canzoni rock, imparato ascoltandole dalla radio, dai films, o dal jukebox.

Il terrore sparì, il cuore smise di battergli in gola e tornò al suo posto.

In molti gridarono il suo nome ed ancora quella sensazione di onnipo­tenza lo pervase.

Nel bene o nel male, erano lì per lui.

Sulle loro facce, lesse i sentimenti più disparati; amore, gelosia, odio, sarca­smo. Nessuna di quelle passioni però, sembrò sfiorarlo.

Adesso era su una nu­vola e veleggiava leggero al di sopra di tutti.

Si incrociarono la sua voce e quella di Alberto nell’aria sbalordita :

“Johnny is a jocker/A very funny jocker…/ “, mentre dalla galleria si levava una con­testazione orchestrata, che fronteggiò andando avanti imperterrito.

Al termine, tutto lo scetticismo ed il sarcasmo possibili, lo seguirono fin dietro la tenda e si trasformarono in un urlo entusiastico, appena uscì il Giacomellino, con la sua chitarra e le sue proposte melodiche :

“Veronica, non restare tra gli angeli…/ “- cantò il ragazzino.

Misurò nel fragoroso battimani finale dedicato all’altro, tutta la bocciatura de­cretatagli, andata preparandosi come un’operazione carbonara, fin da quando si era sparsa la notizia della sua esibizione.

Si ritrovò nella malinconia delle luci ormai spente, nel silen­zio degli amplifica­tori. Quell’ eternità era finita.

Uscendo, nello stordito sciamare della gente, tra capannelli fermi a commen­tare l’impresa, Romeo e Umberto, lo difendevano con ferrea certezza dagli attacchi esagitati di Itano, Truppino, Mauro di Legge, Metello e il Boni (tutti reduci da una vacanza con i Savoia a Gstaad), che pure era stato suo amico e adesso addirittura mi­nacciava di passare a vie di fatto con i due:

“Ocché vorrebbero di’ tutte quelle mosse a ciucco mentre ‘anta…”

“Tigira’oglioni oh, prima ‘r culturismo, poi ‘r canottaggio, ora canta… occhì é ‘r Cacini?”

“Lui li sfonda te lo di’o io…”- diceva Romeo

“È stato ‘r primo a fa’ tutte quelle ‘ose lì e voi l’avete sempre preso per er culo…” – lo sosteneva invece Umberto, uniche due voci fuori dal coro, senza che si capisse da quale segnale misterioso i due prendessero le loro convinzioni positive.

Una sola cosa però fu certa: in quel tentativo ci mise cuore, coraggio e pas­sione, non solo perché questi sono gli elementi base da profondere in tutte le prove, ma sopratutto perché sapeva di dover sfidare gente dall’ironia crudele.

Quelle iniziative, il culturismo – abbracciato come una fede – il canottaggio, l’a­more per il rock and roll, avevano finito per fare di lui, una specie di Pinocchio nel paese delle api industriose, uno insomma, che non si irregimen­tava e per questo, quel suo voler dare sfogo alla propria estrosa personalità, creava scandalo.

Proprio come era capitato al burattino di legno.

È risaputo però che la for­tuna, prima o poi, arride sempre agli audaci e lui in essa confidò, anche se, forse proprio in quella occasione, capì che non bastava pronunciare le parole rock ‘n roll  ed infilarsi in una nuvola di polvere per sa­lire in Paradiso.

Fatto sta che sulle dannate tavole del palcoscenico del Cinema Giovanni Lami, ci si era sentito molto vicino.

Franco spense il motore del Drago, il quale frusciò solo un attimo, all’imboccatura del ponte.

Spezzò la solita caramella di menta, gliene passò la metà e scesero mentre lui gli porgeva una delle due sigarette accese con la fiamma dello stesso cerino, che gli scaldò il naso per un istante.

Il silenzio della notte, era rotto solo dallo sciabordio di Arno contro i piloni.

Pensieri e sogni, si persero nella nebbia su un tappeto di fumo che uscì pian piano dalle narici:

“Si fa un complesso io e te?…” – disse – “…Ci si potrebbe mette’ a studià’ la musi’a…”

Si sentirono contro tutto e tutti, un po’ come doveva essere capitato a John Lennon e Stu’ Sutcliffe (il quinto Beatle) quando avevano deciso di suonare insieme.

Poi riprese a scrutarsi dentro, rimuginando su quel qualcosa che continuava a bruciarci, dandogli la sensazione di essere chiuso in un labirinto, alla ricerca di una strada diversa.

Restarono in silenzio un tempo che sarebbe potuto anche essere eterno, infine schiacciarono le cicche:

” ‘ndiamo a letto vai…”.

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