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Alessandro Magno

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Il Kafiristan, sapete?
La terra degli infedeli?
Oggi, Nurestan.
La terra dell’illuminazione.
Ebbene, colà, fin laggiù, arrivò Alessandro Magno.
Lasciando traccia di sé avendo iniziato ai riti massonici gli abitanti.
Questo, almeno, secondo Rudyard Kipling che ne scrive nel suo ‘The Man Who Would Be King’.
Un imperdibile racconto che ispirò lungamente John Huston.
Scritta la conseguente sceneggiatura, il grande John – alla ricerca di due divi ai quali affidare i ruoli principali – la mandò dapprima a Humphrey Bogart e a Clark Gable, che di lì a non molto passarono a miglior vita.
Poi, a Burt Lancaster e Kirk Douglas.
Infine, a Robert Redford e Paul Newman.
Fu proprio quest’ultimo, letto lo script, a suggerirgli di cercare per la bisogna (due ex sergenti britannici dislocati in India intenzionati ad arricchirsi conquistando un regno himalayano i protagonisti della storia) attori inglesi.
Fu in cotal modo che Sean Connery e Michael Caine – assolutamente perfetti sullo schermo – ebbero le parti.
Resta da chiedersi come mai il massone Rudyard Kipling abbia pensato di spacciare per ‘fratello’ Alessandro Magno, addirittura indicandolo quale fondatore della ‘Associazione dei Liberi Muratori’, invero costituita a Londra nel 1717.