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Padellaro a proposito del Dizionario Enciclopedico

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Di seguito il testo dell’articolo pubblicato ieri da Antonio Padellaro sul Fatto quotidiano a proposito del mio Dizionario Enciclopedico

 

giunto al termine del viaggio che ha trattato oltre mille temi disseminando più di duemiladuecento nomi il lettore, ristorato ma non appagato, chiederà dove sarà condotto in seguito.

domanda a cui il previdente autore, ha in qualche modo già risposto annunciando che la seconda edizione del dizionario enciclopedico, “ovviamente tenuto conto del trascorrere dei tempi”, sarà pubblicata nel 2020.

un limite temporale che, ovviamente, noi viandanti della parola scritta ci auguriamo di raggiungere gagliardamente, convinti che la chiave di una postfazione che si rispetti sta tutta nel prefisso ‘post’.

chi siamo noi, infatti, per commentare criticamente una via così sapientemente tracciata?

mentre ci sarà concesso immaginare i possibili effetti, virtuosi, di una tale maestosa opera di documentazione, elaborazione, accumulazione e molto altro ancora.

se solo si volesse metterla a frutto. per esempio, un governo che avesse rispetto di se (contraddizione in termini) istituirebbe un ministero della competenza: senza portafoglio naturalmente ma dotato dei pieni poteri.

onde verificare il livello di preparazione dei candidati a guidare le articolazioni fondamentali del potere esecutivo. e con il compito di correggerne gli svarioni in corso d’opera.

secondo il precetto evangelico del molti saranno i chiamati ma pochi gli eletti l’autore (chi altri se no?) potrebbe utilmente escludere dalla guida della nazione personaggi esperti nell’arte del raggiro e del mendacio.

non altrettanto nell’uso appropriato di virgole e accenti.

si sa: chi scrive male (e parla male) pensa male.

non stiamo affatto celiando e non ci fa velo neppure l’amicizia con mauro della porta raffo quando c’interroghiamo sull’uso pubblico del giacimento di conoscenze che il dizionario, pur nella sua vastità, può solo necessariamente compendiare.

e qui ci viene in aiuto il citato maestro ebanista adalbert poesch che sfidò un giovane karl popper a interrogarlo su qualunque cosa “poiché io so tutto perfino le cose che devono ancora accadere”.

eppure in mauro non v’è alcuna prosopopea.

anzi a scorrere i mille incontri, anche con protagonisti eccelsi della letteratura e della arti che si alternano alle voci enciclopediche emerge l’autoritratto di un originalissimo osservatore del mondo, ironico, beffardo, tagliente senza mai eccedere.

un uomo che come neruda potrebbe ben dire: “confesso che ho vissuto” e a cui mi piace accomunarmi in quella frase di yasmine reza che da tempo ho fatto mia: “vivo quel momento delizioso in cui tutto è possibile e niente obbligatorio”.

forse sarà così anche quel dopo che, non dubitiamo, l’autore sta già preparando.