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A proposito del Dizionario Enciclopedico di MdPR

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Articolo vergato da Riccardo Prando per La Prealpina del 4 settembre 2018

 

Roberto Gervaso lo definì “il terrore di chi scrive e la delizia di chi legge”, Ferruccio De Bertoli mette in evidenza che “nel suo narcisismo culturale, non arriva a negare ad altri il godimento della propria universale conoscenza”, per Giuliano Ferrara è “il nostro maniaco preferito”.

Ma è l’irrefrenabile Enrico Beruschi che, da attore consumato, centra meglio l’obiettivo:

“Già il nome esagera, ma poi si presenta come una affabile persona gentile e sembra che ti ascolti.

Dopo ti accorgi che sa già tutto.

Anzi un poco di più!”.

Stiamo parlando di Mauro della Porta Raffo, il ‘romano di Varese’ (nato nella capitale, vive da sempre nella Città Giardino “con viva soddisfazione”, come assicura egli stesso), il “gran pignolo” per Il Foglio, firma anche per Gazzetta, Stampa, Tempo, Corriere, Giorno.

Insomma un ‘esagerato’, ma questa volta… anche di più.

Il prossimo 17 settembre presenterà in Salone Estense il suo Dizionario Enciclopedico così composto: quattro volumi, duemilatrecento pagine, milleduecento temi trattati.

Chi lo volesse acquistare (presso lo stesso autore), meglio che si doti di ampio zaino o carriola: peso dell’opera sette chilogrammi.

Che poi ha pure titolo, ‘Nel mentre il tempo si va facendo breve’ (riferimento alla Prima Lettera ai Corinzi, cap.7 v. 29) e sottotitolo ‘Ho letto, visto e ricordo tutto’.

Titolo che a Vittorio Sgarbi, cui si deve la prefazione, non è piaciuto granché (“troppe parole, è terribile il nel”) senza che il Nostro abbia cambiato idea.

Dunque, cosa nasconde questa babele di parole?

“Confessioni, consapevolezze, dizioni e contraddizioni, invettive, narrazioni, pentimenti, pregiudizi, ricordi, secessioni.

Dovesse qualcuno chiedermi cosa faccio nella vita, risponderei che studio”.

Vediamo di essere più chiari.

Si comincia con ‘Abierto’, controtitolo ‘open’ con riferimento ai famosi ‘open tennistici’, così chiamati ovunque nel mondo, non in Spagna:

“fanno eccezione i tornei in programma nei paesi di lingua spagnola.

colà, ‘open’ semplicemente non esiste. ogni campionato è invece ‘abierto’!”.

Si conclude con ‘Zemmouri’, controtitolo ‘dalle olive alla florida: storia del primo africano arrivato nel nuovo mondo’, dal nome dello schiavo berbero che nel 1539 “si unì a frate marco da nizza per cercare oro e fortuna nelle terre abitate dagli zuni”.

Così nell’originale, in toto privo di maiuscole.

Perchè mai?

“Eleganza, vezzo, chissà?” risponde facendoti capire che, in fondo, il motivo vero non lo conosce nemmeno lui.

Con Mauro della Porta Raffo si prende o si lascia.

Noi prendiamo, certi che questo dizionario sui generis (molto sui generis) ribolla di storie dai quattro angoli del mondo (e specie da quel continente americano che egli studia e adora da sempre), racconti dalle pieghe dell’anima, personaggi famosi o sconosciuti.

Così Antonio Di Bella:

“I posteri che sfoglieranno questo dizionario avranno mille e mille informazioni sugli argomenti più disparati.

Avranno il ritratto di un’epoca.

Potranno gustare il sapore di un tempo andato.

Saranno in grado di viaggiare in un mondo culturale e geografico che vale la pena di conoscere”.

Dove c’è spazio anche per Varese e dintorni, come in ‘fezzardi (il ‘fez’)’, Tre Valli Varesine anno 1962, arrivo allo stadio di Masnago dove Giuseppe Fezzardi da Besano brucia sulla linea il belga Heovenaers che, scalando le Prealpi, gli aveva giurato, fossero rimasti insieme, non avrebbe disputato la volata:

“e poi, ai duecentocinquanta metri dallo striscione d’arrivo, scatta. mi maledico per avergli creduto e nello stesso tempo riparto. per fortuna ho il rapporto giusto e lo rimonto.

sai, la foto di quell’arrivo ce l’ho ancora a casa”.