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New York, a Flushing Meadows in corso di svolgimento lo ‘USOpen’ di Tennis

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‘Slam’ (‘Grande Slam’, ‘Grand Slam’, ‘Grand Chelem’)

1933, siamo in estate.
L’ottimo tennista australiano Jack Crawford arriva (in nave, viaggi interminabili allora) a New York per partecipare ai Campionati Americani in programma all’epoca a Forest Hills.
È considerato il numero uno al mondo e nell’anno ha già vinto i ‘Championships’ del suo Paese, a Parigi il Roland Garros e a Londra Wimbledon.
Mutuando il termine dal bridge, la stampa nuovaiorchese scrive che ove dovesse vincere ancora metterebbe a segno un ‘Grande Slam’.
Impresa che non gli riuscirà visto che, all’ultimo atto, in finale, in vantaggio due set a uno, perderà contro il più forte giocatore inglese ‘all time’, ovvero contro Fred Perry.
È da allora, pertanto e comunque, che i quattro tornei – dal 1968, anno rivoluzionario anche in quest’ambito, ‘Open’ e quindi ‘aperti’ alla partecipazione di tutti professionisti compresi (erano in precedenza riservati solo ai dilettanti) – mantengono il significativo titolo, la gloriosa denominazione di ‘Slam’.
Per la Storia, due uomini (l’americano Don Budge nel 1938 e l’australiano Rod Laver nel 1962 e nel 1969) e tre donne (la statunitense Maureen Connolly nel 1953, la grandissima ‘cangura’ Margaret Court Smith nel 1970 e la tedesca Steffi Graf nel 1988) hanno effettivamente composto il ‘Grand Chelem’.
Per inciso, poi, nel tempo, si è definita ‘Career Grand Slam’ la vittoria non nello stesso anno ma appunto almeno una volta in carriera di ciascuno dei citati Campionati.
Da considerare altresì speciale l’essere riusciti a riportare comunque di fila gli ‘Slam’ sia pure a cavallo di due diversi anni (‘Grande Slam virtuale’).
Chiudendo gli incisi, ‘Grande Slam’, ‘Career Grand Slam’, ‘Virtuale’ riguardano ovviamente anche i doppi e i misti.
E va qui sottolineato che le italiane Sara Errani e Roberta Vinci hanno messo a repertorio nel doppio femminile proprio un magnifico ‘Career Grand Slam’.

Da tempo immemorabile (esageriamo) il tabellone ufficiale (‘Main Draw’) di uno ‘Slam’ si compone di centoventotto giocatori e giocatrici.
(Tutti gli altri tornei ne schierano di meno).
Da tempo immemorabile (esageriamo) si svolgono nell’arco di due settimane.
(Tutti gli altri tornei durano di meno).
Tra i maschi, si gioca tre su cinque (si può arrivare cioè sui due set pari a disputarne un quinto che sarà decisivo).
Negli Slam uomini e donne giocano nel medesimo arco di tempo sugli stessi campi.
(Caratteristica unica degli Slam).
Da quando esiste ufficialmente la classifica mondiale, valgono naturalmente assai di più dei Campionati via via minori.
Oggi non da oggi, duemila i punti che vanno al vincitore.
(Si pensi che i nove ‘Master’ – un gradino sotto per importanza – ne assegnano mille).

Tornando alla composizione del ‘Main Draw’, i centoventotto partecipanti sono così ripartiti:
ammessi di diritto fino a un certo livello (e certamente presenti se in buono stato fisico) i primi della classifica mondiale;
ammesse le ‘Wild Cards’ e cioè gli invitati dagli organizzatori a prendere parte alla competizione benché non ne abbiano diritto;
ammessi i ‘Qualificati’ (‘Qualifiers’) e cioè coloro che sono riusciti a vincere i precedenti durissimi tornei appunto ‘di qualificazione’.

Al di là dei giornalisti, degli addetti ai lavori e ovviamente dei tennisti, pochi gli ‘aficionados’ in grado di mettere a segno un ‘Grande Slam da spettatore’.
Per lo scrivente, un sogno da realizzare!

PS
Per quanti fossero totalmente a digiuno in fatto di eliminazione diretta (il vincitore rimane in gara mentre il perdente è out) nei tornei.
Centoventotto gli iscritti agli Slam.
Sessantaquattro quelli in corsa dopo il primo turno.
Trentadue dopo il secondo.
Sedici dopo il terzo.
Otto dopo il quarto.
Quattro dopo il quinto.
Due dopo il sesto.
Risulterà pertanto vincitore del torneo chi si aggiudicherà sette partite di fila!