mdpr1@libero.it

‘Steola’ o ‘messa’? ‘Multiplo’ o ‘martingala’? ‘Giochi francesi’. Le ‘figure’. Il ‘fisionomista’. Come si diceva… Questioni di gergo, anche.

Commenti disabilitati su ‘Steola’ o ‘messa’? ‘Multiplo’ o ‘martingala’? ‘Giochi francesi’. Le ‘figure’. Il ‘fisionomista’. Come si diceva… Questioni di gergo, anche. Varie ed eventuali

Chi lo sa, oggi?
Sono lontano dai panni verdi, dalle stecche, dai birilli, dalle agenzie ippiche, dagli ippodromi, dai casinò e dalle bische clandestine da tempo immemorabile.
Allora – per farmi capire – i biliardi avevano le ‘buche’ che pare siano state eliminate dal 1983 (una rivoluzione vera, non come il ‘sessantotto’, un cambio epocale pari a quello dell’apertura ai professionisti dei tornei di tennis, da quel momento ‘Open’, a far luogo dal 1968 proprio).
Allora, le corse dei cavalli erano una cosa seria e i frequentatori milioni, non esagero.
Allora i giochi al casinò erano ‘francesi’ e quelli ‘americani’ come le ‘macchinette mangiosalodi’, le ‘slot-machine’, erano considerati vere e proprie volgarità.
Allora, soprattutto, non potevi rovinarti in casa, davanti a un computer, in pantofole e pigiama, o in vestaglia, barba lunga e scapigliato…
Per farlo, per perdere, dovevi lavarti, vestirti adeguatamente, uscire e, nel caso, se andavi a Campione, a Saint Vincent, a Sanremo o a Venezia, viaggiare.
E prima di partire ti conveniva ricordare se da qualche parte non eri più ‘gradito’ per qualche ‘giochetto’ precedente andato male.
Nel caso volessi comunque provare, ti conveniva mascherarti, cercare di cambiare i lineamenti, al fine di evitare che il ‘fisionomista’ della casa da gioco ti identificasse (cosa che poi succedeva comunque, ma almeno il travestimento, se buono, ti dava l’agio di un po’ di tempo, no?).
Quello che scrivo, quindi, può essere, sarà, ‘vecchio’, datato.
Insomma, era così a quei tempi e non so dire se ancora così sia.
Vattelappesca…

Sai quando a biliardo – ‘all’italiana’ a cinque birilli, a ‘goriziana’ a nove che sia – ti riusciva di impedire il tiro diretto perché interponevi il ‘castello’, insomma ‘le bilie non si vedevano’ e occorreva ‘tirare di sponda’, una o più che le sponde fossero?
Bene, avevi messo le palle ‘in steola’, si diceva.
Non per noi, però.
Non per me.
Per noi, per me, dalle nostre e mie parti, nella situazione, le bilie erano ‘in messa’ e necessitava pensare al tiro, mentre gesso in mano si ‘faceva la punta’.
E se la faccenda era seria, se dovevi cercare una ‘ottavina’ e ti andava bene ti dicevano, chissà perché?, che ‘l’avevi presa dalla parte dell’ospedale’.

Sai quando giocavi ai cavalli e studiavi e studiavi i programmi delle corse (sullo ‘Sportsman’ a Nord e su ‘Il cavallo’ a Sud, due giornali diversi e due previsioni spessissimo opposte) e alla fine mettevi insieme più ‘vincenti’ o più ‘piazzati’?
Da noi, la giocata si chiamava ‘multiplo’ e a Roma, per dire, ‘martingala’.

E al casinò, alla roulette (‘francese’, che non vi venga in mente di parlare di quella ‘americana’, per carità di Patria…), oltre al numero secco o ‘pieno’, oltre ai ‘cavalli’ e ai ‘settori’ – ‘vicini dello zero’ o semplicemente ‘vicini’, ‘numeri della serie’ o semplicemente ‘serie’, ‘orfanelli’ compresi – si giocavano le ‘figure’?
Già…
Qualcuno si ricorda, visto che perfino i croupier più giovani dei Settanta non ne avevano contezza?
Che so?
Per farmi capire.
Otto, diciassette, ventisei e trentacinque sono ‘figura dell’otto’ perché diciassette è composto da uno e sette e la somma fa otto, perché ventisei è formato da due e sei e la somma fa otto, perché trentacinque è composto da tre e cinque e la somma fa ancora e sempre otto!

E i dadi?
Quelli ‘americani’, non quelli ‘da poker’?
Quelli coi numeri?
Si ricorda qualcuno del ‘banco’ e della ‘punta’?
Mi piaceva ‘stare alla punta’.
Scommettere.
Molto più che ‘tenere il gioco’.
Anche se le chance erano minori.
E il sette e l’undici che ti fanno vincere o perdere a seconda che escano subito, alla prima giocata, o dopo?

Uno può dirmi
“Va a vedere.
Frequenta di nuovo.
Verifica i cambiamenti”.
I cambiamenti?
Non ne voglio sapere.
Non se ne parla.
Per tutto l’oro del mondo, non se ne parla proprio!