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Il pugilato e l’università

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Mosca, gallo, piuma, leggeri, medio-leggeri (o welter), medi, mediomassimi, massimi.
Giurisprudenza, lettere, storia e filosofia, ingegneria, fisica, chimica, matematica, architettura, dottrine politiche.
Quando le cose erano serie, le categorie di pugilato erano otto e le facoltà universitarie una decina.
Otto i campioni del mondo esistendo una sola organizzazione internazionale che regolava il tutto.
Poche le Università, praticamente solo nelle città storicamente dedite all’insegnamento.
Oggi, sedici le categorie nella boxe e cinque o sei le organizzazioni che fingono di regolarne l’attività.
Oggi, mille le facoltà e infiniti numericamente gli atenei (per non parlare di quell’imbroglio che è la laurea breve).
Risultato?
Campioni del mondo a decine fra i quali i mediocri, mancando la selezione, sono in larga maggioranza.
Laureati (spessissimo spacciati per tali) in materie inventate e in atenei che solo promuovendo con larghezza e in massa riescono a sopravvivere.
Questi i dati di fatto incontestabili.
Questi i risultati in materia del ‘cambiamento’.

Personalmente – non certo guardando soltanto al pugilato e all’università ma in generale, politica in primo piano – se qualcuno promette il ‘cambiamento’ gli tolgo il saluto!