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9 maggio 1978 – Uccidono Aldo Moro

Commenti (1) Varie ed eventuali

di Giuseppe Brianza

16 maggio 1978: quarant’anni fa’, quel giorno, ero a Parigi per una riunione delle aziende siderurgiche in rappresentanza dell’Italia.
La riunione si era conclusa la sera del 15 marzo 1978 con una sontuosa cena: mi ritirai in albergo in Boulevard Haussmann, piuttosto stanco, preparai i bagagli e mi misi a dormire.
Avevo prenotato un volo Air France per Milano la mattina successiva.
Se non ricordo male la partenza era prevista verso le dieci.

Mai più avrei immaginato che cosa si stava preparando.

Ma chi era ALDO MORO?
​Io, allora, di politica me ne curavo poco: solo dopo il suo efferato assassinio ebbi la sensazione netta di sbagliare: io ero ‘dentro’ alla politica, la politica era parte di me e della mia vita come di tutti e della vita di tutti: non potevo disinteressarmene e vivere ‘come se’ la politica non potesse toccarmi. Oltre che ingiusta era pure una posizione stupida: perché dalla ‘politica’ nessuno scappa: le grandi limitazioni della vita di tutti e di ciascuno sono limitazioni ‘politiche’.
Per quel poco che leggevo dai giornali e sentivo dalla televisione, Aldo Moro era uno degli uomini politici che io già allora esecravo: solo dopo molti anni ebbi la possibilità di ‘capire’, di ‘vedere’ un po’ di più dentro questa nebbia artificiale che è l’insieme del mondo politico e del mondo dell’informazione: e fu soltanto allora, molti anni dopo, che capii chi era Aldo Moro: e capii che cosa il nostro Paese aveva perso con la sua morte: ed ebbi anche un gran rimpianto: perché se oggi i miei figli (e tutti i loro coetanei e le classi ancora più giovani) guardano alla nostra situazione e al loro futuro con preoccupazione, beh, lo dobbiamo anche alla perdita di un uomo che – da solo – si era dedicato con coscienza e umanità alla politica, nel tentativo generoso (fino alla morte) di rigenerarla, di farla tornare un’arte umana e positiva …
E solo allora ebbi chiara coscienza del verminaio oscuro che chiamiamo, oggi con disprezzo totale, la ‘politica’: e contemporaneamente della limpidezza e della generosa missione che Moro aveva deciso di sostenere per il bene di noi tutti. Ma il suo destino era già segnato: non molto tempo prima, in una riunione in Italia, Kissinger (cupo e feroce ministro degli Esteri USA – ‘Segretario di Stato’) si era espresso con chiare parole di condanna in relazione alla politica di apertura che Moro si era accinto a portare avanti: parole minacciose, senza alcun riguardo, dette su terra italiana in relazione a come le cose – secondo Kissinger – sarebbero dovute andare nel nostro Paese: parole di un occupante nel Paese occupato…: perfino sarcastiche…
​Ricordiamo che cosa scrisse Pier Paolo Pasolini, una delle menti più lucide e generose che l’Italia abbia mai avuto: ‘Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe. Ma non ho le prove‘.

Mi alzo, faccio colazione (che in Francia è sempre una festa in sè e per sé), prendo un taxi e vado all’Aeroporto Charles De Gaulle.
Il grande androne dell’aeroporto era, come al solito, gremito e brulicante di gente, impegnata in un va e vieni apparentemente senza capo né coda.
Faccio il check-in, consegno la mia valigia, prendo dei giornali e mi metto ad aspettare la chiamata per l’imbarco. Il volo doveva atterrare a Linate: nei parcheggi avevo lasciato la macchina: l’avrei ritirata e sarei partito per Torino, dove pensavo di arrivare verso le due del pomeriggio.
Mi siedo sulle panchine d’attesa: ad un certo punto l’altoparlante, gracchiando forte, fa un annuncio: tutti i voli per l’Italia sono sospesi.
Bah, mi dissi: qui c’è qualche agitazione improvvisa: erano gli anni del 1968 e del 1978 e noi italiani eravamo abituati a queste improvvise manifestazioni, anche a livello nazionale.
Mi misi a sedere su una panchina dalla quale si vedeva la pista di atterraggio: e mi godetti diversi atterraggi. Che a me piacciono sempre molto.
All’improvviso vidi atterrare un uccellaccio grifagno, mostruoso, destabilizzante: era il Concorde che veniva da New York. Uno spettacolo anche un filo poco piacevole, col ‘naso’ ripiegato in basso perché i piloti potessero vedere la pista…: assolutamente non un bel vedere… Verso le dodici un annuncio: venivano autorizzati a partire cinque voli per l’Italia: fra questi il mio Air France per Milano.
Imbarco, partenza: tutto fila liscio: tempo anche bello, le Alpi il solito spettacolo affascinante… Atterraggio perfetto, sbarco, consegna bagagli: alla fin fine esco con la mia valigia e vado al parcheggio per ripartire: prendo la BETA e mi avvio all’uscita del parcheggio: dove, stranamente, non veniva richiesto il biglietto e il pagamento relativo: a Milano c’era un cielo grigio, plumbeo, triste.
Prendo il viale Forlanini e, ad un certo punto, incrocio la tangenziale EST.
Allora non c’erano i telefonini e pensavo di fermarmi in qualche grill sull’autostrada per Torino per mangiare qualcosa.
Il traffico era normale, scorrevole: arrivo all’ingresso dell’autostrada per Torino, in località Pero: entro nel casello per prelevare il biglietto autostradale: la postazione del bigliettaio era vuota: un’occhiata intorno: il traffico mi appariva normale, spedito: certamente c’era in ballo il solito sciopero improvviso che allora era la nostra italica specialità. Bene. Risparmiamo il pedaggio.
Però ero un poco preoccupato: Torino, allora, non era una città tranquilla: erano già avvenuti degli attentati targati BRIGATE ROSSE: avevano già ammazzato nel 1977 Carlo Casalegno (un grande e onesto giornalista vicedirettore della Stampa), nonché alcune figure minori (tutte del mondo FIAT): già la sera, quando dall’ufficio nella zona di Porta Susa dovevo attraversare la città per andare al residence nella zona Molinette (da nord-est a sud-ovest), Torino aveva un aspetto spettrale: nessuno per le strade: il vuoto… Arrivo al casello di Torino, all’inizio di corso Giulio Cesare; poi corso Grosseto e poi su su fino a corso Mortara, dove c’era la sede della TEKSID (col mio ufficio).
Mah…: tutto appariva normale, scorrevole: il solito traffico, come sempre a Torino abbastanza ordinato.
Ero, allora, vice-direttore TEKSID: quindi potevo entrare nei parcheggi dell’alta dirigenza.
Entro e vedo poche vetture parcheggiate: mah… Entro negli uffici al secondo piano: tutti vuoti: un silenzio tombale: ne rimasi scioccato.
In portineria mi spiegarono: avevano rapito ALDO MORO: e avevano ucciso tutti gli uomini della sua scorta.
Chiamai mia moglie, che coi figli ancora piccoletti stava a Laveno, sul tranquillissimo Lago Maggiore: mi raccontò tutto.
Scesi, risalii sulla BETA e andai dritto filato da loro.

Devo dirvi quale fu il mio primo pensiero? Oggi me ne vergogno: fui molto cattivo e crudele: toh, dissi fra me e me: vedi che cominciano a farli fuori ‘sti bastardi di politici…: già allora la disistima verso una larga parte dei politici era alta: si salvavano un po’ i politici dell’area di sinistra, PCI e PSI, PCI in particolare: apparentemente estranei al potere: ma la DC era già marchiata come strumento cinico del ‘potere forte’, una entità sconosciuta, non identificata, ma che si sentiva chiaramente presente e imperiosa.
Passano gli anni: prima una mia crescente curiosità ma, poi, una partecipazione attiva alle nuove creature politiche che allora vennero a manifestarsi (ma poi durò poco: non ero per nascita un uomo assatanato dal desiderio di ‘potere’) mi indussero a riflettere.
E così feci alcune scoperte (almeno per me erano tali e grandiose). Cominciai a ‘conoscere’ la storia di Adriano Olivetti: e ne fui colpito: dalla sua eccezionalità, penserete: sì, certo, straordinaria: ma molto di più dalla figura di un uomo, grande imprenditore di successo, che capisce che estremamente importante è il suo impegno sociale, che esplica attraverso una conduzione aziendale molto – moltissimo – attenta alla qualità della vita dei suoi dipendenti, alla loro crescita culturale, alla osservanza di una sempre maggiore equità sociale: straordinario. Fu un fulmine a ciel sereno.
Da allora divenni più attento alle qualità degli uomini più che alle loro posizioni: e capii che nel nostro Paese non c’era soltanto Adriano Olivetti: e capii che i tipi ‘Olivetti’ albergavano un po’ dappertutto: nell’economia, nelle arti, nella speculazione filosofica, nell’informazione: e anche nella politica. E, se devo dirla tutta, tirai un gran sospiro, che dura tuttora.
E capii anche che Aldo Moro era uno di questi: rara avis in gurgite vasto, dove il ‘gurgite’ era enorme, spesso sordido, ma, soprattutto, interfacciato col mondo.
Perchè in fondo era avvenuto un fenomeno silenzioso, sottotraccia, a piccoli passi: a poco a poco crebbero (a dismisura secondo me) le retribuzioni per chi si impegnava nella vita pubblica: oggi le retribuzioni dei ‘politici’ (nello Stato, nelle Regioni, perfino in qualche comune e non parliamo nelle aziende partecipate) consentono spesso lauti guadagni oltre a coperture per il resto della vita (magari anche per i parenti…): questo fenomeno ha attirato le mire di moltissimi che, con basse retribuzioni, avrebbero preferito altri mestieri: gente che se ne starebbe stata fuori e non avrebbe inquinato il Parlamento o le Regioni con brame di guadagno: la ‘politica’ è diventata per molti un ‘business’: ci si fa’ carriera: non solo: questo tipo di ‘fauna politica’, attratta dal guadagno facile e senza responsabilità immediate, eccita le fantasie di guadagno …’supplementare’: nei vari ministeri si parla di contratti con un mucchio di zeri, appetitosi…: ma sì, tento lo fan tutti, che credi!?!
Certo: questa è una lettura ‘qualunquista’: perchè in Parlamento di persone oneste ce ne sono: perchè la stirpe dei Moro e degli Olivetti è ben lungi dall’essere morta: ma temo che sia ridotta di moltissimo rispetto alle necessità del nostro Paese.
Bisogna che al governo del paese ci vadano coloro che – come Moro – sentano imperioso il bisogno di ‘donare’ al paese e non di ‘prendere’: la strada è una sola: ridimensionare gli emolumenti: contrariamente a quel che si può maliziosamente pensare, è del tutto credibile che abbia a diminuire anche la corruzione.
Moro ebbe il coraggio, la tenacia e la purezza d’animo (al contrario di Andreotti) di opporsi alla tracotante ingerenza del potere straniero: pagò con la vita: ebbe una famiglia altrettanto semplice e pulita: che onorò e dalla quale venne onorato. Ma anche noi lo onoreremo sempre.

Giuseppe Brianza
Varese 9 maggio 2018

One Response to 9 maggio 1978 – Uccidono Aldo Moro

  1. Giorgio ha detto:

    A dir sia giusto e doveroso ricordare Aldo Moro è riduttivo,quanto sia sincera l’angoscia che genera nel farlo,Aldo non riposa in pace fino a quando emergerà la Verità che egli amava quanto la libertà, il boccone amaro di una servile sottomissione acconsentita.

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