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‘The glass chin’. Franco De Piccoli. 22 marzo 1963

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Lo sai.
E lo sanno quelli del tuo entourage.
In allenamento, gli sparring hanno precise istruzioni in merito.
E comunque il casco – quello giusto – ti protegge.

Tra i dilettanti è andata.
Sei arrivato al vertice.
All’oro olimpico.
Hai il pugno pesante.
Non da knock out, ma pesante.
Ed è bastato.

Adesso, però, sei al dunque.
Venticinque avversari scelti appropriatamente nel carniere e se stasera batti l’uomo del South Carolina le porte del Paradiso si spalancano davanti a te.
Si parla di opporti a Cassius Clay e sarebbe un botto.

Ma devi stare attento.
Sarà un mestierante il nero, ma ha in bacheca qualche nome grosso.
Ha battuto Ezzard Charles, nientemeno ed anni fa.
Ha vinto con Ernie Terrel.
Non ha sfigurato con Zora Folley.
Bei nomi.
E – deve preoccuparti non poco – ha un destro preciso.

Non ne hai contezza, ma gli hanno detto del tuo segreto, della mascella di vetro.
“The glass chin”, nel gergo anglosassone.

Ed eccoti tra le dodici corde.
Nel secondo round gliene porti un bel paio.
Soffrendo, tiene.
Pare che aspetti.
E nel quarto, col destro – un colpo e via da vero ‘becco a gas’ – ti stende.

Provi a rialzarti.
Barcolli.
Non ce la fai.

Si chiama Wayne Bethea e per la gioia, dopo, saltella tra le corde di bordo ring.

E hai chiuso.
Combatterai ancora.
Ma hai chiuso.
Le porte del Paradiso non si apriranno più, Franco.