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New Jersey

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Non so se altrove.
Se ancora.
Se con altri protagonisti.
Ma nel New Jersey, nel carcere di massima sicurezza di Rahway – regolarmente riconosciuti dalla Federazione Pugilistica Statale che forniva arbitro, giudici, cronometristi e medici, seguiti via via con maggiore interesse dai media – per anni si sono svolti incontri di boxe a livello professionistico.
Fatto è che era colà detenuto – scontava quarantacinque anni per un triplice omicidio – James Scott, un mediomassimo di notevole consistenza.
Sconfitti in carcere un buon numero di avversari (tra gli altri, per ferita, l’italiano Enio Cometti), imbattuto, Scott era approdato nel ‘79 al numero tre delle classifiche di categoria e, in specie dopo che nel dicembre di quello stesso anno ebbe a sconfiggere il forte ‘Yaqui’ Lopez, si parlava di una sua possibile sfida per la cintura mondiale.
Ma questa non è una storia che va a finire bene.
Di redenzione.
Non capita che il protagonista si cinga d’alloro e diventi buono.
È una storia invece che si chiude in silenzio.
Il silenzio nel quale, subite due sconfitte nel volgere di un anno, James Scott, non più sotto i riflettori, ripiombò.