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Gentiluomini

Nessun commento Varie ed eventuali

Allora – quando solo alcuni facoltosi gentiluomini potevano permetterselo – passare da Melbourne (peraltro, spesso da un altrove australiano o perfino neozelandese) a Parigi, a Londra, a New York via mare era un’impresa.
Settimane di navigazione (dall’Europa al continente dei canguri anche quarantacinque giorni).
E occorreva tenersi in forma.
E se potevano bastare fisicamente le corse in coperta e la ginnastica, necessitava comunque impugnare la racchetta e tirare qualche palla.
La soluzione?
Il disegno della rete di metà campo sulla paratia interna più grande che dava in coperta.
In alternativa, qualche partita di volano in un campo improvvisato.
E quanto aveva navigato e tirato palline contro le paratie Jack Crawford nel 1933 allorquando arrivò a New York avendo già messo in cascina i Campionati del suo Paese (era un ‘aussie’), quelli francesi e Wimbledon?
Fu in quel fatidico anno che due giornalisti della Grande Mela scrissero che se Crawford avesse vinto anche colà avrebbe messo a segno un ‘Grande Slam’, mutuando la dizione evidentemente dal bridge.
Per la Storia (con la esse maiuscola? Certo!), perse in cinque set.
Fu proprio il gentiluomo inglese che lo aveva battuto il primo a vincere tutti e quattro quei benedetti tornei.
Si chiamava Fred Perry e la sua impresa – articolata su anni diversi – è conosciuta come ‘Carreer Grand Slam’.
Nel 1938, un americano, Don Budge, si impose dappertutto portando a compimento l’opera fallita da Crawford e non realizzata se non con artifizio da Perry.
Tutto cambierà quanto ai trasporti a far luogo dal 1946 quando si cominciò a volare perfino verso l’Australia.
Tutto muterà definitivamente dal 1968, quando i tornei diventarono Open e perfino non gentiluomini poco facoltosi cominciarono a giocare e a vincere.
Progresso?
Cambiamento?
Mah.
 

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