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Populismo e totalitarismo

Nessun commento Varie ed eventuali

di Livio Caputo

Oggi si tende ad affibbiare l’etichetta di populista a tantissimi movimenti col risultato di rendere assai difficile una precisa definizione del termine.
Ho sentito usare l’aggettivo per la Le Pen e per Trump, per Orban e per Alternative fuer Deutschland, per i partiti di destra scandinavi e per quello di Farage in Gran Bretagna.
In Italia, soprattutto per la Lega e per il Movimento 5 Stelle.
Cosa li accomuna?
Forse, una sola cosa.
La volontà di assecondare sul piano politico certe tendenze viscerali dell’opinione pubblica, come la rivolta contro le vecchie elite, l’ostilità verso l’immobilismo, situazioni particolari dei diversi Paesi.
Questo porta i populisti ad assumere posizioni poco equilibrate, oggettivamente irrealistiche, deleterie per gli equilibri sociali.
Sarebbe troppo lungo esaminare quali effetti il dilagare del populismo stia producendo nel mondo dove talvolta – vedi per esempio Ungheria e Polonia – va sconfinando nella seconda minaccia: il totalitarismo.
Fermare l’ondata populista in Italia e altrove pnon sarà semplice perché la crisi che ha colpito il mondo ha lasciato le società vulnerabili e soggette a facili critiche concedendo ampio spazio ai demagoghi.
Credo che l’unico modo serio per farlo sia adottare e realizzare un progetto concreto di riforme.
Ma occorre avere coraggio e fortuna.

A mio avviso, la minaccia totalitaria, almeno in Italia, è assai al confronto meno consistente.
Chi agita lo spettro del ritorno del Fascismo lo fa sapendo di mentire per puro calcolo elettorale.
Quello che invece comincia ad essere molto diffuso è il desiderio di un uomo forte, capace di fare le tante cose di cui abbiamo bisogno, cose che nessuno dei governi della Seconda Repubblica è stato in grado di affrontare.
Ma questo non significa volere una dittatura.
La deriva totalitaria di fa sentire molto di più all’estero.
Caso Russia.
Caso Turchia.
All’interno dell’Unione Europea, forse solo la Polonia.
Il caso turco è quello che deve preoccupare di più.

Oggi, a campagna elettorale il corso, necessita concentrarsi sul compito non facile di installare governi di impronta liberale con uomini del fare.
È nostro dovere provarci!

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