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Baguio (dopo Varese)

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Quaranta anni fa nelle Filippine il Campionato Mondiale di Scacchi che in precedenza, nel turno eliminatorio, aveva fatto tappa a Varese

 

Pensiamo mai alle Filippine?

Raramente e in casi davvero particolari.

E quando capita, la città che viene fatto di ricordare e citare è invariabilmente Manila.

Ecco, quarant’anni fa si parlò a lungo di un’altro insediamento urbano dell’arcipelago: di Baguio.

Collocata nell’isola di Luzon, Baguio assurse agli onori della cronaca perché destinata a partire dal 18 luglio di quell’anno ad ospitare la finale del Campionato Mondiale di Scacchi tra il detentore Anatolij Karpov e lo sfidante Viktor Korcnoj.

Accadimento che oggi possiamo ritenere di non particolare importanza se non per gli scacchisti ma che allora era da considerare, e molto, perfino – se non soprattutto – dal punto di vista politico.

Erano difatti i Settanta anni straordinariamente significanti per il mondo delle sessantaquattro caselle anche per i risvolti internazionali che il nobile gioco nella temperie aveva.

Anni dominati dalla figura e dalle imprese dell’americano Bobby Fischer, capace nel 1972 a Reykjavik (e prima nei testa a testa di qualificazione, stravinti) di opporsi e prevalere da solo per il titolo assoluto nei confronti dell’intera scuola scacchistica sovietica – la qual cosa aveva avuto ovviamente grande importanza nel clima di Guerra Fredda che all’epoca si viveva – nonché successivamente tanto capriccioso da non difendere il mondiale per ghiribizzi vari.

Proprio a causa del gran rifiuto di Fischer (da tutti ritenuto in grado di prevalere se avesse giocato) Anatolij Karpov – lo sfidante – era stato proclamato senza colpo ferire campione da parte della Federazione internazionale.

Era il desso un russo – va sottolineato tre volte visto che quasi tutti i migliori giocatori sovietici non lo erano – assolutamente ortodosso quanto alle convinzioni e posizioni ideologiche e politiche.

Un comunista perfetto.

Non altrettanto – elemento particolarmente evidenziato dai media – a dir poco, lo sfidante Korcnoj, un dissidente mal sopportato e avversato dall’establishment URSS, dissidente che anni dopo arriverà a disertare chiedendo e ottenendo asilo in Occidente.

Occorre quando si gioca un mondiale scacchistico che i contendenti abbiano voce in capitolo per la scelta del luogo.

Quattro essendo le città che si erano proposte, scartate Graz, Amburgo e Tillburg a causa dei veti incrociati, si optò appunto per Baguio.

Per la Storia, in tre mesi, Karpov si confermò tra infinite polemiche prevalendo per sei vittorie a cinque e pattando ventuno volte.

Non va a questo punto però dimenticato che per arrivare ad affrontare il campione in carica allora lo sfidante doveva seguire un particolare iter superando prima delle sfide eliminatorie durissime selezioni.

In vista proprio della finale di Baguio, terminato nel 1976 il torneo interzonale di Biel con un vincitore – il danese Bent Larsen – e tre pari merito al secondo posto, dovendosi scegliere tra costoro i due che avrebbero proseguito la corsa, si decise di organizzare un torneo di spareggio in quel di Varese.

Fu così che tra il 9 e il 24 ottobre di quello stesso anno la Città Giardino lombarda fu per qualche giorno la capitale scacchistica internazionale ospitando tre grandissimi delle sessantaquattro caselle: gli ex detentori del titolo sovietici Tigran Petrosjan e Mikhail Tal e l’ungherese Lajos Portish.

Era all’epoca sindaco di Varese Mario Ossola, prima categoria nazionale di scacchi.

Era allora particolarmente forte il Circolo locale che il sottoscritto aveva lungamente presieduto e grandemente potenziato.

Il mini torneo fu disputato nella sala del Liceo Musicale a Villa Mirabello e vide prevalere Tigran Petrosian con quattro punti e mezzo.

Con lui, ebbe il passaporto per proseguire il cammino Lajos Portisch.

Terzo e pertanto eliminato Mikhail Tal.

Viveva Varese in quell’inizio del secondo quinquennio dei Settanta senza saperlo gli ultimi suoi gloriosi anni.

La sfida dei tre Grandi Maestri fu tra gli estremi accadimenti locali di vera portata internazionale.

Prima del declino.

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