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Reunion

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Quante ore di volo?
Mille?
A Parigi, per cominciare.
Poi, direttamente all’isola?
O prima un paio di scali il secondo dei quali da qualche parte in Madagascar?
Eppure, di quando in quando penso di andarci.
Parlo della Reunion, naturalmente.
Per quale mai ragione?
Perché sono pazzo, no?
Per andare a vedere il campo sul quale il grande Henry Leconte – un ‘re senza corona’ – ha per l’ultima volta vinto.
Correva il 1995 e quel ‘mostro’ provava di nuovo a risalire.
Dalle profondità della classifica.
Laddove il millesimo intervento chirurgico l’aveva relegato.
Era il ‘Challenger’ della Reunion un torneo secondario, naturalmente.
Un ‘Challenger’, appunto.
Avversario in quel turno preliminare Stephane Huet.
Domato 7/6 4/6 6/3.
Sogno di trovare colà qualcuno che abbia visto gli ultimi vittoriosi ‘gesti bianchi’ di quella incantatrice saetta mancina.
Del poeta capace di perdere una partita, un torneo, uno Slam nella ricerca ‘del’ colpo.
Di ‘quel’ memorabile colpo. Del rovescio, della volée, della smorzata che dapprima restasse negli occhi, nella memoria di quanti, fortunatissimi, casualmente assistessero al felice accadimento per dipoi, narrato, favoleggiato, trascorrere nella leggenda.

Leconte…
C’è ne fossero ancora…

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