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Babirussa

Commenti (2) Varie ed eventuali

“Non ti ricordi del babirussa?
Dei paletuvieri, nemmeno?
Allora non hai letto Emilio Salgari.
Nel ciclo della Malesia quella specie di ‘cinghiale/cervo” e quelle mangrovie che il veronese non credeva tali erano di casa.
Mi sa che di quel povero animale e di quelle piante divelte per via dell’allevamento dei gamberetti, là nel Borneo e immediati dintorni, resti ben poco.
Non so più quanto tempo fa, dì babirussa e paletuvieri aveva trattato fugacemente Umberto Eco.
Venne in quei giorni a Varese.
Discutemmo delle nostre comuni letture giovanili.
Non che avessimo la stessa età, ma insomma.
Fatto è che se vuoi trovare una sia pur minima forma di comunanza con persone che quanto a idee e ideologie sono da te lontane occorre che ti rifugi nei libri della fanciullezza o pressappoco.
Salgari e Jules Verne, per un attimo, ci unirono più di quanto le appartenenze ci avessero diviso o ci separassero ancora”.

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2 Responses to Babirussa

  1. CARLO CAVALLI. ha detto:

    Emilio Salgari mi ha regalato una tumultuosa giovinezza e senza di lui le foreste sarebbero rimaste , nel corso della mia vita, una fogliosa faccenda poverissima di fantasia.
    I misteri della jungla nera mi hanno rimpinzato delle gesta di Kammamuri ma anche di immaginarie arrampicate sull’albero del pane.
    Dove non era difficile incontrare, a mezzo tronco, rami e rametti colmi di biovette e di francesini , con cinguettanti michette al latte annidate verso la punta.
    Pane fresco e buono, da mordere senza perdere lacerti utili al thug indiano, che strangola nel nome di Kalì quando le briciole scova passando felpato di lì.
    E scostando le mappazze di vegetazione, sempre con il timore di incocciare in una tigre ossessionata dalla sotto alimentazione, mi imbattevo nella arenga.
    Una sorta di palma pinnata , non certo una palma del menga.
    E poi ammiravo estatico gli artocarpo gravati da frutti di ciclopica grossezza :forse angurie volate lassù , nella voglia di spiare dall’alto una candida ignuda spalla di Marianna.
    Capitava spesso di inciampare, fra una pagina e l’altra, in un coagulo di sagù.
    Fecola alimentare per un gran ragù, magari servito su sconfinate foglie di cavoli palmisti , perché questi erano i cavoli dell’Emilio fagocitatore dei miei sogni.
    Il sonno calava su Mompracem e il mio comodino diventava il rifugio notturno dei babirussa.
    Intanto nugoli di betel, rampicanti della Malesia, mi trascinavano in un groviglio di sonno , guidato dal filo delle inesauste fumate del caro Yanez.

  2. Giorgio ha detto:

    Ma quale italiano/a non hanno letto Salgari,certamente molti che non sapevano leggere,altri ascoltavano silenti quel che stava seduto in mezzo che leggeva ad alta voce ed a puntate i vari romanzi che facevano immaginare luoghi personaggi dalla misteriosa Jungla nera al Corsaro Rosso o Nero il dire che l’intrattenimento fosse molto migliore della futura televisione che limita o recide l’immaginazione,andare con Salgari per mari ed oceani tempestosi era uno spasso a bordo di velieri mai visti con i propri occhi,ed anche il mare mai visto per la maggiore.
    Mi scappa dire….che bei tempi,pantaloni alla zuava e dopo la capanella di corsa a casa suonando tutti campanelli delle consute case delle stesse vie.

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