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di Gianbattista ‘Titta’ Rosa

a proposito del Dizionario Enciclopedico ‘Nel mentre il tempo si va facendo breve’

In un famoso racconto, Borges narra di un giovane che porta con grande sofferenza, fino a morirne, il dono di una memoria eccezionale, che lo tormenta con il ricordo costante di tutto ciò che era e non è più.

Mauro della Porta Raffo patisce meno questo prodigio.

Se pure la malinconia fa spesso da cornice alle sue storie, invece di sospirare affranto si è messo a lavorare come un fabbro in officina e a fare della memoria materia prima di racconti e vedute, che aristocraticamente ci dona con quasi allarmante prodigalità.

Ancora aristocraticamente, si dedica a storie diversissime, curiose, dedicate a episodi del tutto irrilevanti.

Irrilevanti, s’intende, tranne per chi sente che il bello della vita è dato proprio dal mosaico di tutti questi momenti intensi e superflui cui tutti partecipiamo. Toglietemi tutto, ma non il superfluo, diceva non a caso Oscar Wilde ben prima della nota marca di orologi.

Mauro è peraltro l’esatto contrario del tuttologo, quel brutto tipo umano “à la Severgnini” che sentenzia inutilmente su qualsiasi argomento, banaleggiando, o estremo provincialismo, con un “in Finlandia fanno così”, con pretese di moralistica interpretazione del mondo di prevedibile superficialità.

E’ aristocratico infatti anche il suo libertario disprezzo della morale comune, e quella politicamente corretta soprattutto.

Questo, anche se Mauro dell’aristocratico non ha nulla, tranne i lombi e il chilometrico cognome, che tiene peraltro nel cassetto, salvo, come per l’argenteria, dargli una lucidatina quando necessario.

Ha il tratto bonario che era una volta tipico dei milanesi, allegro e alla mano, giammai altezzoso, qualifica peraltro, come ci ricordava Ambrose Bierce, che più che ai nobili si addice ai camerieri.

Questa ultima sua fatica è in assoluto il suo “opus magnum”.

Diciamolo: solo un pazzo, anche qui intriso di aristocratica e secolare “self-confidence” poteva buttarsi a rivaleggiare con D’Alembert e soci, per fare la sua “encyclopedie” personale.

Questa sfida impossibile ha partorito una soluzione originale, un inno alla ricchezza dei sentimenti, alla varietà del mondo che ci ospita, alla infinita possibilità di trovare nella vita stimoli e spunti per goderne.

E’ il contrappunto a wikipedia, il liceo classico contrapposto all’istituto per geometri, è il dizionario alfabetico dei sentimenti.

Messi vicino, i suoi racconti fanno squadra, stanno assieme volentieri, consentono di passare dallo scorcio al paesaggio, creano un “livre de chevet” che ci terrà compagnia a lungo.

Quindi, bravo Mauro.

In un epoca di sbracamento e lassismo, in cui le “fake news” sono pane quotidiano

perché partorite da una massa di “fake brains” che impera nella cultura e nei media, sei la dimostrazione che il rigore si sposa benissimo con la poesia, e chel’esattezza del dettaglio è la farina con cui le storie piccole e la Storia grande devono essere cucinate.

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