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Tsonga

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2017, nel giorno dedicato a Santa Magnanzia

Lilla, estremo Nord della Francia.
Finale di Coppa Davis.
(Sono abbastanza vecchio da ricordare quando l’atto conclusivo si giocava in casa del Paese detentore, che col ‘Challenge Round’ in auge – che nostalgia – aspettava a pie’ fermo il contendente selezionato da confronti portati avanti nell’arco dell’intero anno.
E le due finali giocate e, purtroppo, ma non senza lottare, perse in Australia dai nostri splendidi Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola).
Sul due a uno a proprio vantaggio, contro il fortissimo (di questi tempi) belga David Goffin, i galletti schierano Jo-Wilfried Tsonga.
Perde netto, Tsonga.
In tre set.
Ottimo, mi dico.
Per lo spettatore disinteressato quale io sono.
E non sarebbe male se il confronto decisivo arrivasse al quinto parziale.

Tsonga?
Parecchio da dire e non pochi collegamenti da fare partendo da Jo.

Per cominciare, Il Nostro porta un cognome che deriva dal popolo di sua indubitabile provenienza.
Dalla lingua che parlano le sue genti in Sudafrica – nel Limpopo e nel Gauteng – e nelle zone confinanti del Mozambico, in specie, e dello Zimbabwe.
Una lingua bantu che è fra l’altro una delle undici ufficiali dello Stato che fu di Nelson Mandela.

E se, come deve apparire certo, i nonni o i genitori di Jo-Wilfried erano del Limpopo, come non ricordare che proprio colà, dopo l’anno Mille e fin verso il Milletrecento, fiorì una notevole civiltà e che capitale di un esteso regno in quel medesimo periodo fu una città limpopiana?

Volendo divertirci e considerando il fatto che il massimo studioso delle lingue bantu è stato l’inglese Malcolm Guthrie. Che il suo cognome è lo stesso del grande folk-singer americano Woody Guthrie.
Che questi era un ‘okie’, uno di quei diseredati dell’Oklahoma costretti dalla Grande Depressione e dalla siccità a lasciare le proprie terre.
Che Tom Joad e famiglia – purissimi ‘okie’ – sono i protagonisti del magnifico ‘Furore’ di John Steinbeck.
Che…

Devo fermarmi.
Troppe le possibili catene.
Partendo appunto da Steinbeck…
Da John Ford che da ‘Furore’ ricavò un capolavoro…
Dall’interprete principale Henry Fonda…
Dal grande caratterista John Carradine l’anno precedente con John Wayne in ‘Ombre rosse’ e incredibilmente (ma, non troppo) morto a Milano…
Poi, volendo, dal titolo originale (‘The grapes of Wrath’) del romanzo che è un verso del celeberrimo ‘The battle hymn oggi the republic’…

All’infinito e ancora più in là!

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