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“Raddoppia?”

Commenti (1) Varie ed eventuali

Certo, non erano più i tempi nei quali i vecchi e i poco avvertiti guardavano al telefono come a un oggetto demoniaco.
Quella voce che arrivava chissà come?
Chissà da dove?
Opera del diavolo, no?

L’avevamo.
Non tutti, ma l’avevamo.
Attaccato al muro, nel corridoio.
Sul tavolo, in camera.
Sul mobile d’ingresso.
Nero.
In città.

(E in campagna?)

E non è che per telefonare si componesse il numero e via.
Occorreva chiamare ‘la signorina’.
Al 12, se ben ricordo, per le interurbane.
Al 15 per le Internazionali.
E quando rispondeva – bontà sua – si dettava città e numero.

E si aspettava.
Nei pressi.
Magari, facendo i turni.
E il telefono poteva squillare di lì a un minuto o dopo un tempo che pareva infinito.
E si veniva messi in contatto.
E le voci, lontane, gracchiavano.
E intorno i familiari, accorsi, partecipavano.
“Chiedigli come sta…
della mamma…
della zia…
dei bambini…”
E invariabilmente il segno che gli intervenuti ricevevano era un invito a zittirsi.
Per non disturbare.
Per consentire un degno ascolto.

Pochissimo – questa la sensazione – e interveniva ‘la signorina’.
“Raddoppia?”, chiedeva a chi aveva chiamato.
E quasi sempre era quello il segnale di frettolosi saluti, pochi potendosi permettere di raddoppiare il tempo concesso e pertanto la spesa.

E arrivarono i prefissi.
Cittadini, internazionali…
E l’intera faccenda andò perdendo rapidamente fascino.

Mai più vista la famiglia riunita in attesa della chiamata da parte della ‘signorina’.

Con i prefissi, l’abitudine.
Perché ci si abitua, maledizione!

One Response to “Raddoppia?”

  1. CARLO CAVALLI ha detto:

    Il nostro era un lucido nerissimo Siemens da muro, in bachelite doppiopetto.
    Così imponente, autorevole e anche un pò misterioso.
    Mi ero fatto un’idea : che il muro grigino trovasse appoggio , e non viceversa.
    Alla destra, il calendario di Frate Indovino.
    A rammentarmi che Presidente della Repubblica era Giovanni Gronchi.
    Bronchi, per la ciarliera Signora Rosa, nostra incollatissima vicina di casa.
    Con il grembiulone rosa, bordato a dentelli.
    Bronchi Rosa, per l’appunto.
    Nell’estate, nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, affondava il transatlatico Andrea Doria.
    Battente bandiera italiana , forse con boria.
    Rammento la nonna Marcella appesa al telefono, poggiata sui talloni nervosi.
    “Ma non era inaffondabile?”.
    E lo zio Mario – che non manca mai nelle mie storie- seguitava a canticchiare ” Che bambola”.
    Ovviamente alla Fred Buscaglione, cartavetrando il tono della voce.
    Lo zio Mario e la sua tumultuosa mimica trasmessa al telefono a muro.
    Con l’Ermana, dall’altra parte del mondo, a coccolarlo.
    L’Ermana era un ragguardevole mammifero modello ” centotrè “.
    Da surriscaldare un siemens di bachelite, forse turbato dalle onde magnetiche di un ipotizzabile vestito di magnifico lamè.
    “Pronto, Ermana…ci sei ancora?”.
    Figuriamoci.
    Ci sarebbe stata per un’altra trentina d’anni.
    L’Ermana, vicina eppur lontana.

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