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Fiducia, reputazione e diffusione delle connessioni mobili: i nuovi mantra dell’economia

Nessun commento Varie ed eventuali

di Luigi Pastore

L’eurobarometro della Commissione europea stima in oltre 28 miliardi di euro il valore delle transazioni realizzate nel corso del 2016 dalla sharing economy, con un ricavo per le piattaforme che la hanno gestita di oltre 3,5 miliardi.

Cosa può aver determinato in un momento storico nel quale il discredito verso le grandi organizzazioni produttive e finanziarie, scosse da continui scandali è ai massimi, un tale successo di transazioni tra privati, intermediati dalle piattaforme?

Perché il mercato è sempre più a favore di aziende giovani e innovative che chiedono ai loro clienti incredibili attestati di fiducia come ad esempio l’affitto della propria casa, o un passaggio in auto, o una difesa legale a perfetti sconosciuti?

“Principalmente la tecnologia, la modalità con la quale è stata impiegata dalle

piattaforme online e la fiducia che è la nuova valuta dell’economia globale”

sottolinea Rachel Botsman, docente del Mba in sharing economy ad Oxford.

Questi elementi sono veri e propri moltiplicatori di opportunità di guadagno, in quanto consentono di rendere più efficienti le risorse sottoutilizzate; dalle stanze in più, ai sedili vuoti durante un lungo viaggio, ad oggetti che non usiamo se non saltuariamente.

E’ incredibile come in una situazione come l’attuale che vede una richiesta crescente di sicurezza a fronte di paure concrete e/o immaginarie, la fiducia in sconosciuti, purché “profilati”da informazioni ritenute reputative, sia in crescita e supporti entità monetarie così elevate; mentre al contrario quella nelle istituzioni e nelle grandi aziende che ci inondano di comunicazioni persuasive, sia in caduta libera.

Forse la risposta sta nel “glocale”ed è la fiducia orizzontale percepita e paritaria, costruita su una relazione personale, quasi di vicinato; con la differenza che oggi il tuo vicino è globalizzato in ogni angolo del pianeta e questi rapporti stanno prendendo il sopravvento rispetto alla fiducia istituzionale top/down, quella con gli Stati o i colossi industriali della vecchia economia.

Questa è una buona notizia anche per il nostro ecosistema industriale che è formato da una miriade di piccole e piccolissime imprese che spesso si sentono raccontare da presunti specialisti che è la loro ridotta dimensione il problema più grande.

Oggi, però, non solo le dimensioni che contano, l’importante è l’acronimo PLACCED; infatti si può essere piccoli come dimensione e giro d’affari, ma se si è ben localizzati, aperti alle innovazioni, connessi alle reti e alle piattaforme, si sanno far condividere le scelte aziendali a tutti i portatori di interessi, si è etici perché si offrono prodotti e/o servizi reciprocamente profittevoli e si è distintivi, quindi riconoscibili, è possibile essere competitivi al di là del fatturato che si produce.

Questo anche perché i meccanismi di raccordo debbono forse essere ricercati nella differente modalità ed accuratezza con la quale si trasmettono le informazioni ai clienti e i sistemi di reputazione online che sono più credibili della comunicazione pubblicitaria tradizionale.

Dal momento che, oggi, la reputazione è il nuovo driver valoriale dell’economia, contrapposta al discredito che contagia istituzioni finanziarie e classi dirigenti.

I profili dei potenziali transazionisti sono molto definiti, ricchi di dettagli e con quantificazioni numeriche che attestano il giudizio di chi ha interagito nella fruizione del bene o del servizio e offrono quindi margini di sicurezza aggiuntivi.

Quali ad esempio quelli adottati da Airbnb che ha lanciato il sistema di giudizi “a doppio cieco”, dove venditore e acquirente possono vedere il giudizio lasciato dall’altro solo dopo che entrambi sono stati pubblicati.

Questi elementi accrescono la sicurezza, alimentano la fiducia e consentono una notevole ricchezza informativa, utilissima per decidere con consapevolezza, dal momento che l’incontro con estranei avviene nel mondo della rete, ma lo scambio sarà concretizzato nel mondo reale.

Sono questi indicatori di affidabilità che accrescono la reputazione ben più di

grandezza, pubblicità compulsiva, certificazioni e lauree qualificate; perché sono dinamici, recenti e sottoposti al vaglio costante dei clienti, al contrario di quelli anche prestigiosi, ma lontani nel tempo e rilasciati da specialisti a volte consociativi.

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