mdpr1@libero.it

Rublev, uno e due

Nessun commento Cinema

1973
Roma.
Un cinema sul Corso.
Danno un film di Andreij Tarkovskij.
Si intitola ‘Andreij Rublev’.
Una pellicola discussa, contestata a dir poco in Unione Sovietica. Censurata.
Tagliata.
Un film che esce – chissà come conciato? – in Occidente sette anni dopo la sua realizzazione.
Pare tratti dell’oggi rappresentando il mondo russo a cavallo tra Trecento e Quattrocento.
1973, ho detto: siamo in piena ‘Guerra fredda’.
Un dovere vederlo.
E non mi entusiasma.
Di più, mi delude.
Lento.
Confuso.
Sarà per le vicissitudini affrontate.
E poi, d’accordo, Rublev era uno straordinario artista ma, insomma, le sue icone in bianco e nero perdono di incisività, quantomeno.

2017
Milano, o pressappoco: Rho Fiera.
Entro in un impianto sportivo all’avanguardia.
Diverso eccome da quel Palalido nel quale – correva il 1984 – ho visto il grande Stefan Edberg vincere battendo nientemeno che Mats Wilander.
Due futuri plurivincitori di Slam!
Un torneo di tennis particolare guardando ai partecipanti e alle regole per molti versi nuove, questo.
Una competizione a livello mondiale e al debutto.
Otto giovani appartenenti alla generazione emergente nello sport dei gesti bianchi.
Otto che si confrontano nelle ‘NextGen ATP Finals’.
Fra loro, Andreij Rublev!
Un russo ventenne, iracondo e feroce.
Sopravvive d’un soffio al ‘round robin’ e arriva in finale.
Gli si oppone un sud coreano duro, un vero e proprio ‘muro’: Hyeon Chung.
Ed anche il secondo Rublev mi delude.
Cede, dopo essersi e avere illuso.

Difficile capiti una terza volta?
Un ulteriore Andreij?
A distanza di altri quarantaquattro anni?
Non poniamo limiti alla grazia del Signore!

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *