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Da «abbattere» a «zuzzurro» Le parole di Mauro della Porta Raffo

Commenti (2) Varie ed eventuali

di Pierluigi Panza, pubblicato su “Il Corriere della sera”

http://www.corriere.it/cultura/17_novembre_08/mauro-della-porta-raffo-dizionario-enciclopedico-a409be98-c4ac-11e7-92a1-d24c712a4dfa.shtml#

2 Responses to Da «abbattere» a «zuzzurro» Le parole di Mauro della Porta Raffo

  1. Matteo Maria Martinoli ha detto:

    Spero che Pierluigi Panza aspirante confesso a una Sua citazione nella “Summa Raffiana” meriti la voce di sommo ruffiano avendo erroneamente attribuito all’Autore quella meritatissima elezione al Parlamento che Gli sfuggì. Se poi lì si sarà voluto citare anche codesto mio commento ad altrui recensione ne sarò ad ogni modo onorato.

  2. CARLO CAVALLI ha detto:

    Nel mentre il tempo si va facendo breve.
    Ma nel contempo, lunga, anzi lunghissima, è la gradevole sorpresa di ritrovarmi a pizzicare un Dizionario enciclopedico che mi piace definire anche un Doviziario ciclopico , così ricco ( Raffo ricco mi ci ficco, di riffa o di raffa) di guizzi estetici, di richiami sostanziosi, di attinenze sorprendenti, di estraneità familiari, di rafforzamenti culturali, di accentuazioni del sapere (senza l’imposizione del dovere), di amene cucciolate di termini a tradimento e a godimento,di riconciliazioni con parole che non mi appartenevano ( o che forse ho smarrito- vigliacca la gracile memoria- cammin facendo), di magamatici assestamenti della omologazione delle utili curiosità, di impedinabile tumulto della epopea raffiana votata alla beata confisca dello scibile.
    Da “abbattere” a “zuzzurro”,con la licenza di rimpolpare il tutto ogni trenta giorni: giusto un mese, per nuove espressioni al sole stese.
    Una enciclopedia in fieri.
    Vivissima , ancor più viva della Enciclopedia dei morti, dello scrittore serbo Danilo Kis.
    Che pure mi affascinò , quando la mia barba ancora era scura, con il fatale tema della morte dentro le miriadi di orme documentali che l’umanità si lascia alle spalle.
    Orme fisiche, metafisiche . Orme sfinite e finite. Orme di vita che si fa difforme.
    E guardandomi alle spalle, soprattutto per evitare che qualcuno mi rapini le suggestioni de ” Nel mentre il tempo si va facendo breve” , continuo a pizzicare il terapeutico sciamare di spunti sterminati.
    Saltabeccando di pagina in pagina , nella rilucente serra di MdPR.
    Di sbalorditivo resta l’opera del giardiniere: che ,gemma dopo gemma, si bea nel lemma.
    Intanto l’albero delle rivelazioni non chiede potatura.
    Poichè, per vocazione, cresce a dismisura.

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