mdpr1@libero.it

Il far west del XXI secolo

Commenti disabilitati su Il far west del XXI secolo Varie ed eventuali

di Luigi Pastore

Gli Stati Uniti sono un paese ricco di contraddizioni ed affiancano ad una consolidata democrazia, un altrettanto consolidato clima di sopraffazione e strapotere economico, esercitato sempre più da un sempre più ridotto numero di aziende. Una volta, a partire dalla seconda metà del XIX secolo e fino ad una ventina di anni fa, il potere era nelle mani dei padroni delle ferrovie, delle ferriere, dell’industria petrolifera ed automobilistica, oggi lo strapotere dei capi delle imprese tecnologiche e della finanza di Wall Street, ha costruito un modello di business che è diventato prevaricante, grazie ad un’ondata di innovazioni, liberalizzazioni e deregolazioni che ha pervaso ogni comparto economico. Stiamo vivendo in un secondo far west dove il vincitore è colui che è più prepotente ed è in grado di far scrivere alla politica le leggi che servono alla sua crescita e alla protezione dei suoi privilegi monopolistici. Benché i fondatori della new economy amino mostrarsi come dei sinceri progressisti e agli albori dello sviluppo delle loro imprese ci avessero promesso un mondo migliore; chi garantendoci l’accesso gratuito alla conoscenza (Google), chi l’universalità di interazione relazionante (Facebook), chi la facilità degli acquisti per i consumi online (Amazon, Ebay, Airbnb, Uber, ecc..); nei fatti governano i loro clienti e dipendenti in spregio all’etica, alle loro condizioni di utilizzo e vita. Solo pochi anni fa le imprese della new economy puntavano a fornirci l’immagine di un capitalismo più solidale ed equo e la Silicon Valley era la vetrina del meglio che gli Stati Uniti presentavano al resto del Mondo. Aziende giovani, creative ed innovative che trasformavano gli elementi della tecnologia in elevati valori politici da esportare insieme a libertà, dignità e democrazia in ogni paese là dove i diritti umani erano negati. Tutto questo ora è messo in discussione e le aziende che avevano edificato la loro reputazione e credibilità sull’offerta gratuita di prodotti e servizi vengono poste sotto accusa per aver reso più costosi ed inavvicinabili per le persone normali moltissimi altri prodotti, a cominciare dalle abitazioni civili e dai terreni agricoli, come sta avvenendo nell’area di San Francisco e nel nord della California. Oltre a questo si è compreso che dal punto di vista economico i dati e le informazioni generate dagli utilizzatori delle piattaforme digitali hanno un valore molto più elevato dei servizi forniti e non fanno che accrescere il potere e la ricchezza dei proprietari delle piattaforme stesse. Purtroppo il sogno dell’open source è terminato con l’instaurarsi del monopolio e del duopolio tra Apple e Microsoft che hanno imposto i loro prodotti nel mercato del software; così come Amazon che partita dalla vendita online dei libri è ora dominante in tutto il commercio sulla rete e la stessa cosa è avvenuta con Facebook che si è imposta nella competizione per il dominio sui social media. A parere di Niall Fergusson, docente ad Harvard e storico dell’economia, l’impatto globale di internet è assimilabile all’effetto che ebbe sull’Europa l’invenzione della stampa nel quindicesimo secolo ad opera di  Gutenberg. Tuttavia le conseguenze sulla distribuzione della ricchezza, del patrimonio, del welfare e della democrazia sono molto diverse, infatti l’invenzione delle tipografie non generò alcun miliardario, non si concentrò solo su pochi soggetti e lo stesso inventore fu travolto dalla bancarotta nel 1455. Oltre a questo il modello di business delle aziende della new economy è perfino più spietato ed iniquo del vecchio capitalismo manifatturiero e tradizionale e ha distrutto il sogno americano di chi poteva progredire all’interno della sua azienda, partendo da posizioni da base per raggiungere anche il vertice della compagnia.