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‘Paradon blanco’

Nessun commento Varie ed eventuali

Non la cittadina nel Sinaloa.
Il quartiere di Los Angeles, quello che per decenni è stato un, se non il, punto d’arrivo in California dei futuri ‘messicano-americani’.
Quello nel quale non poi molto tempo fa numerose etnie convivevano.
Quello nel quale il censimento dice che oggi i ‘Latinos’ sono il novantaquattro per cento, essendo spariti gli una volta consistenti gruppi ebraici, quelli dei giapponesi, quelli russi e slavi in genere.
‘Muraglia bianca’, letteralmente.
Per gli yankee, ‘Boyle Heights’, dal nome di un oramai antico immigrato irlandese, Andrew Boyle, che da ‘Paradon blanco’ prese il via per una non disprezzabile carriera politica a livello locale.
È colà che, bambino o pressappoco, arriva, non dalla natia Chihuahua ma da El Paso, un mezzosangue di origini azteche, Maya, irlandesi.
Si chiama Antonio Rodolfo Quinn-Oaxaca e sarà grande.
Attore impetuoso e possente (capace di rendere credibile, vera, perfino la battuta “Resta con me, non morirò mai!” rivolta alla partner in un film) interprete di oltre trecento pellicole per ogni dove, scultore dolce e feroce, scrittore facondo, amante e padre senza limiti, ‘più grande della vita’ quale seppe essere, su quel ‘Paradon blanco’ Anthony Quinn lascerà tracce invisibili ad occhio nudo ma profonde.
Indelebili.

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