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La Motta è morto

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Non come l’ulano nero Max Schmeling (quasi cento primavere!) ma certamente molto a lungo.
Lo sapete, il pugilato logora e un professionista che abbia combattuto decenni arriva alla fine della carriera al lumicino o quasi.
Difficile davvero, quindi, vivere (e bene, come nel nostro caso) decine e decine d’anni una volta appesi i guantoni al chiodo.
A Jake La Motta è riuscito. Novantasei anni (alcuni dicono novantacinque) prima di andarsene.
E d’altra parte, non era forse Jake un duro capace di fornire prove di resistenza fisica assolutamente incredibili?
I cinque match con Ray ‘Sugar’ Robinson, per dire?
Certo, la mafia lo ha di sovente manovrato e non poche delle sue sconfitte erano determinate dalle scommesse debitamente pilotate dal crimine organizzato.
Certo, per quanto fosse un
‘dago’, un ‘paesano’, dobbiamo avercela con lui reo come fu di avere sconfitto Tiberio Mitri.
Quasi dispiace che lo si ricordi per ‘Toro scatenato’.
Jake era più vero del De Niro di Scorsese.
Molto più vero
Chapeau!

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