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Professore

Nessun commento Varie ed eventuali

L’ex ragazza dietro il bancone.
Mi ha lanciato un’occhiata.
Entravo e automaticamente ha alzato gli occhi.
Lavava un bicchiere.
Un cenno del capo.
Normale.
Ma ho colto qualcosa.
Si ricorda?

Il tavolo in fondo è vuoto.
La cerata è la stessa?
No.
Niente bruciature da mozziconi di sigarette.
E d’altra parte…

Sul muro, una lavagna.
Gesso bianco, ricalcato.
Leggo da qui.
Undici euro il pranzo.

Arriva.
Mi squadra?
“Desidera?”, dice.
“Quanto una focaccia?”
Ce la faccio e le dico di sì.
“Con un bicchiere.
Acqua del rubinetto”.

Non mi pare stupita.
L’aspetto parla.

Ma non se ne va.
“Professore?…
È lei?”

Me la ricordo bene.
Dove si giocava a biliardo, nell’altra sala.
Avrà avuto quindici sedici anni.
Carina.
Serviva.

“Deve avermi scambiato per qualcun altro”, replico.

“Scusi” e torna al bancone.
Alza la plastica, prende la focaccia.
Nel mentre, di sottecchi…

Che devo fare?
Entrando, parte di me pazzamente sperava di cancellare d’incanto gli infiniti anni, di ritrovare il fumo, le carte, le stecche, il vociare d’allora.
Di rivedere facce conosciute.

Tutto ovviamente diverso.
Come differente e indifferente è la città.
Come estranei risultano i volti dei pochi presenti.

Meglio andare.
“Me la incarta”, chiedo fermandomi vicino alla cassa.
Pago e sono fuori.

Pretendere qualcosa dopo tutti questi anni…
Follia.

I giardini pubblici duecento metri sulla sinistra.
Sono tali e quali, scommetto.
Se mi muovo entro prima che chiudano.
C’è quel boschetto.

Una panchina.

Fa già freddo.
Speriamo che geli.

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