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Bolivar in Mississippi

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Possibile un contrasto maggiore, più stridente (con gli occhi di oggi)?
Corre il 1836 e nel Mississippi – già Stato dell’Unione da diciannove anni – si costituisce una contea che prende il nome di Bolivar.
Evidente e voluto il riferimento al libertador latino americano Simon Bolivar.
Strana la scelta – ma, a quei tempi, la particolarità non era colta, la libertà essendo riservata ovviamente (!) solo ai bianchi – visto che il Mississippi era territorio nel quale lo schiavismo imperava.
Ottant’anni dopo (mah? forse, probabilmente, settantasette, come sotto riportato), in pieno segregazionismo, nasce in quel di Benoit – cittadina senza storia della county – ‘il’ (non ‘un’) personaggio che farà conoscere quella sperduta e ignota contea al mondo.
Naturalmente, è un nero.
Un pugile straordinario di nome Archie Moore, campione mondiale dei mediomassimi per dieci anni filati – 1952/1962 -recordman assoluto in fatto di vittorie per ko (centotrentuno, anche se per aumentare il numero ogni tanto affrontava uno dei suoi sparring partner, del tutto disposto alla bisogna, a coricarsi).
Inoltre, con il solo Jersey Joe Walcott, capace di mettere a terra – non per il conto totale e prima di arrendersi – in una sfortunata incursione nella categoria superiore, nientemeno che l’imbattuto e indistruttibile Rocky Marciano.
(C’è, per il vero – come accennato – una versione diversa dei fatti.
Quella messa in giro dallo stesso Moore.
Nato Archibald Lee Wright, il nostro sosteneva di essere venuto al mondo in Illinois, a Collinsville.
Fu sua madre a smentirlo fra l’altro retrocedendo al 1913 il parto.
Fatto è che, per via del segregazionismo, Archie, prima di sfondare tra le dodici corde, aveva dovuto affrontare una lunghissima gavetta, tanto da arrivare alla cintura di campione trentanovenne!
Si toglieva quei tre anni per questioni pugilistiche volendo apparire alla federazione internazionale più giovane e meno usurato).

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