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Vienna, non Parigi.

Nessun commento Varie ed eventuali

Primi anni Sessanta.
John Irving, all’incirca ventenne, deve scegliere.
Un anno di studio a Parigi o a Vienna?
Non è che la capitale austriaca gli sia stata proposta.
Gli hanno detto “Va’ a Parigi”.
È lui che si pone il problema.
Che ci pensa.
E che, profondamente saggio, sceglie l’ex capitale imperiale.
Declina da tempo, Vienna.
Irving lo sa.
Declina, ma ottimamente conserva l’impronta e le memorie della Secessione.
Architettura, pittura, scultura, moda, musica, letteratura, design…
Ogni possibile aspetto, culturale allora rivisto, rivisitato, se necessario sconvolto, secondo estro, genio e necessità.
Declinava, l’Impero senza averne contezza nell’ultimo lampo ottocentesco e nei primi anni del ventesimo secolo.
E, come spesso accade, nell’occaso, risplendeva.
Invidio l’autore de ‘Il mondo secondo Garp’.
Gli invidio quel lontano apprendistato e le pagine che dipoi su Vienna seppe vergare.

 

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