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Della difficoltà di comprendere il sistema elettorale presidenziale USA

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Raymond Cartier.
L’autore del fondamentale ‘Le cinquanta Americhe’.
Il divulgatore anni Cinquanta/Sessanta intelligente e colto, conoscitore quant’altri mai degli Stati Uniti, degli americani, della società yankee.
Ebbene, perfino Raymond Cartier – con ogni probabilità da europeo quale era – non comprendeva assolutamente il sistema elettorale presidenziale USA.
Lo si evince senza tema di smentita dalla cronaca da lui vergata datata 7 novembre 1960, giorno decisivo nel quale i cittadini della Confederazione erano chiamati alle urne.
È il Nostro nell’occasione nella sala “dove affluiscono i risultati” dell’entourage di John Kennedy.
Descrive come sempre ottimamente il clima.
Rappresenta con stile appropriato la personalità del candidato.
Narra del succedersi delle notizie riguardanti i risultati elettorali.
Ed è qui che casca l’asino.
Scrive difatti:
“Si preannuncia una vittoria sfolgorante.
Fin dalle prime ore lo spoglio delle schede dice che Kennedy ha un milione e mezzo di voti in più di Richard Nixon…”
Poi:
“Arrivano le dieci.
Con allarmante regolarità, Nixon sta riguadagnando terreno…”
Ancora:
“La battaglia è accanita…”
Infine:
“Una vittoria di stretta misura.
Appena centomila voti di maggioranza su sessantanove milioni di votanti.”
Non sa Cartier che quello che conta ‘il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre’ dell’anno bisestile non è prendere più voti popolari rispetto al contendente ma conquistare Stato per Stato i ‘Grandi Elettori’, i delegati ai quali spetta dipoi, ‘il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo dicembre’ la ‘vera’ elezione.
È pertanto possibile – e storicamente, prima del 1960, era accaduto tre volte (1824 sia pure in modo anomalo, 1876 e 1888) – vincere prendendo meno voti popolari a livello nazionale.
Nella fattispecie e per la Storia, se Nixon avesse conquistato Illinois e Michigan (laddove perse di strettissima misura) con i relativi delegati avrebbe vinto.
Lontano il 1960, ma ancora oggi una larghissima maggioranza tra gli addetti ai lavori europei (non dico tra i cittadini) del particolare sistema USA sa quel poco o nulla dimostrato nella circostanza – ahilui – dal pur grande divulgatore francese.

 

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