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Il Mondo dominato dagli iperplutocrati

Commenti (1) Varie ed eventuali

di Luigi Pastore

Il capitalismo ha i decenni contati; principalmente per mancanza di alternative binarie, dal momento che quella collettivista ha miseramente fallito.

Tuttavia il capitalismo finanziario, la faccia feroce della globalizzazione asimmetrica, sta dimostrando la sua insostenibilità.

Non si può mettere in discussione il fatto che la finanza svolge un ruolo decisivo non solo nel destinare i risparmi in direzione degli investimenti, ma anche nell’accelerare la transizione da un ciclo di investimenti ad uno successivo, fungendo da “polmone”con i suoi accantonamenti.

Dovremmo però essere in presenza di una fase transitoria quella che Braudel definiva “l’autunno del capitalismo”.

Oggi, invece, quella fase è diventata continuativa e duratura, determinando l’illusoria creazione di valore grazie alla semplice produzione di “moneta con moneta”.

L’autoreferenzialità e l’incompetenza di una notevole parte della platea del ceto dominante e degli economisti si evidenzia nella loro modalità di relazione con le informazioni che non sono in loro possesso e con la gestione sconsiderata che fanno dei rischi.

Per gestire queste tematiche fanno ricorso ad un uso crescente di modelli matematici e algoritmi che indagano il futuro sulla falsariga delle esperienze del passato che si ritengono replicabili.

Il problema, però, non è la conoscenza (limitata), quanto piuttosto la non conoscenza (crescente), intesa non solo nella variante “non so ancora”, da colmare con la ricerca scientifica, quanto piuttosto con “l’ignoranza voluta”e “l’insipienza consapevole”di chi esercita il potere verso chi non ne ha.

Rimane il grande dilemma di ciò che è impossibile sapere, ovvero la sommatoria degli attuali problemi irrisolti, ai quali non sanno trovare una soluzione limitandosi ad una loro posposizione temporale.

E’ principalmente questa la colpa più grave di un ceto dominante globalizzato e egoista che lascia che il Mondo rimanga in balia di  una prolungata crisi economica, problematiche ambientali, mancanza di progettualità, incapacità di gestire i rischi, cogliere le opportunità e manifesta poca cultura e incompetenza diffusa.

Sarebbe sicuramente più proficuo ed equo, ai fini dell’interesse collettivo che la spropositata mole delle risorse finanziarie disponibili, si spostassero dal comparto dei beni privati, dove si è evidenziata un’ampia saturazione dei bisogni, alla produzione di beni pubblici.

Mancano infatti sul Pianeta, infrastrutture, lavoro e sanità per tutti, scolarità e cultura, recupero di aree urbane degradate, riassetto dei territori, disinquinamento, riforestazione.

Investire in questi comparti accresce la fiducia, migliora la sicurezza e la qualità della vita, riduce le disuguaglianze, le migrazioni e le paure e aumenta la socialità senza mortificare le individualità.

Mantenendo invece l’attuale modello di sviluppo con i suoi livelli di iniquità sociale e degrado ambientale significa far si che la finanza soffochi l’economia, alimenti una classe globale di superplutocrati che impongono i loro interessi, spacciati per ideologia vincente, ai governi dei singoli paesi e che l’economia stessa prevalga sulla politica e il vantaggio di pochi su quelli di tutti gli altri.

Nel frattempo in un mondo ingiusto e dominato dall’irrazionalità, solo cinque aziende (Apple, Amazon, Facebook, Micosoft e Alphabet (ex Google) hanno raggiunto un valore (capitalizzazione di borsa) pari a quasi il doppio del PIL italiano (oltre 3000 miliardi di dollari).

Per di più, secondo una valutazione di Moody’s nel 2016, sono anche quelle che hanno più riserve di utili (circa il 50% dei 1840 miliardi di dollari detenuti cash dalle aziende non finanziarie statunitensi).

La ciliegina sulla torta è che il 70% di questa enorme mole di denaro, con Apple in prima posizione con circa 250 miliardi di dollari, è parcheggiata all’estero, dal momento che i board preferiscono non rimpatriare i profitti per evitare il pagamento delle tasse societarie nel loro paese ed impiegare questi quattrini per ulteriori “scorribande” speculative.

 

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One Response to Il Mondo dominato dagli iperplutocrati

  1. Giorgio ha detto:

    La voce rimane soffocata nel gozzo,mi trovo un canuto Robin Hood con l’arco fatto con bacchette d’ombrella,circondato da valorosi volontari con fionde e sassi.

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