mdpr1@libero.it

Razzismi

Nessun commento Varie ed eventuali

Dieci, undici anni, avevo.
Sul declinare del primo lustro degli anni Cinquanta.
A Chiavari.
Il più considerato nella banda di ragazzini che subito si era formata in spiaggia e della quale ero entrato a far parte?
Un comasco, alto, forte, simpatico.
Uno di quelli che gli altri seguono naturalmente.
Un negro.
E scrivo ‘negro’ perché all’epoca si diceva così e perché, senza che minimamente se ne adontasse, proprio ‘il negro’, con rispetto e ammirazione, lo chiamavamo.
E si faceva a gara per stargli vicino.
Per essergli amico.
E nel trascorrere degli anni, non pochi i ‘neri’ (il politically correct che in verità ti porta a fare distinzioni alle quali non avevi pensato e ti indebolisce moralmente aveva cancellato la vecchia espressione dandole un senso che mai aveva avuto) adottati tra noi tranquillamente viventi, compagni di scuola e amici.
Erano (sono) persone come noi perché come noi educati, partecipi del nostro mondo, inseriti nella società, cattolici.
E quale la loro sofferenza oggi nel vedersi confusi con i neri nuovi arrivati la cui educazione, la cui religione, il cui ceto sociale è diverso, opposto invero.
Non è – se non per i beceri, purtroppo collocati a destra, e per i razzisti, inconsapevoli ma tali, di sinistra (quelli, per dire, che hanno votato o apprezzato Barack Obama perché nero e non per le sue ipotetiche e in verità inesistenti qualità) – difatti il colore della pelle a distinguere, al momento e chissà per quanto, irrimediabilmente gli umani.
Contano – come detto e qui ripeto – l’educazione, la religione e il ceto sociale.
Difficile capirlo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *