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Nanni

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2017, nel giorno della dipartita di Nanni Svampa.

Non in riva al lago.
In paese.
All’inizio del pomeriggio.
Arrivavi da Luino, scendendo lungo la ‘Sponda Magra’.
Entravi a Porto (Valtravaglia, ovviamente) e giravi a sinistra.
Prima di arrivare all’acqua.
Una casa usata.
Usata bene.
Una cucina grande, accogliente.
E l’attesa che Nanni si alzasse.
“Un riposino”, diceva invariabilmente, chiedendo amabilmente venia, la consorte.
E d’un tratto Nanni appariva.
Un fiore.
E via.

Anni lontani quelli delle nostre frequentazioni.
Spettacoli i suoi di allora ai quali voleva premettessi qualche parola.
Inutili introduzioni, ben lo sentivo, le mie alla coinvolgente loquela che lo caratterizzava.
Alla capacità che aveva, prima di recitare e cantare, di introdurre e contestualizzare lasciando forte traccia.

Trascorso il tempo.
Rarefatti gli incontri.

L’ultima volta – poco fa, invero – me lo trovai all’improvviso di fronte, in centro.
A Varese.
Meglio sarebbe stato non rivederlo.
Smarrito e guardingo.
Alterato.
Mi tenne lontano parlando a fatica di un possibile contagio di non si sa quale epidemia ove ci fossimo, non dico abbracciati, ma anche solamente stretti la mano.
E si affrettò via.

Volli e voglio pensare a un momento di smarrimento.
Non che una mente tanto lucida e illuminante si andasse davvero offuscando irrimediabilmente.

Un forte abbraccio, vecchio amico mio.
E ci vediamo nell’altra vita, vero?

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