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Ottocentotredici, a Tours

Nessun commento Varie ed eventuali

Carlo Magno, difficile per un infinita’ di versi trascurarlo, il vecchio imperatore.
Anche, incredibilmente, a proposito della diffusione del ‘sermo plebeius’.
È il Nostro, difatti, che nell’813 convoca nella città dell’Indre et Loire un Concilio durante il quale i vescovi partecipanti prendono atto della diffusione delle lingue volgari e giungono alla conseguente determinazione: d’ora in poi, la lingua scritta latina continuerà ad essere usata negli atti ufficiali mentre gli officianti nelle omelie potranno usare la parlata locale (ecco il ‘sermo plebeius’).
Due, in proposito, i diversi, seguenti comportamenti.
In Francia e altrove ci si adegua.
In Italia – meglio, nelle mille realtà italiane – no.
Conseguenza?
Le lingue romanze fioriranno molto, infinitamente prima dell’italiano, al momento dell’unità nazionale, oltre mille anni dopo, compreso da appena il tre per cento della popolazione e parlato da una percentuale ancora inferiore di persone.

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