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Unità (a sinistra)

Nessun commento Varie ed eventuali

di Enzo Tosi

Una breve analisi semantica.

Se Antonio Gramsci scelse il titolo “L’Unità” per il giornale comunista da lui fondanto l’anno 1924, vi era una ragione.

La caratteristica saliente di tutti i partiti e movimenti comunisti fu essere minoritari.

E, dunque, di doversi costantemente appellare all’unità, sia intesa al loro interno, onde contrastare le permanenti e molteplici tendenze al frazionismo (del quale l’attuale situazione italiana rende uno splendido esempio), sia nel tentativo di esercitare la loro egemonia su tutte le correnti di pensiero e movimenti suscettibili di attrazione.

Viceversa non vi sarebbe stata alcuna necessità di chiamare il giornale di partito “L’Unità”.

Le denominazioni affioranti in questo momento da noi (“casa allargata”, “insieme” et similia) sono dunque la riproposizione vecchissima di questa aspirazione congregazionaria dei comunisti.

In alcuni casi di rivoluzioni riuscite (Russia, Cina) ai capi politici dei comunisti, pur inizialmente ed anche successivamente minoritari, riuscì di manovrare abilmente i provvisori soci nei “fronti popolari” da loro costituiti, salvo eliminarli, prima con le armi e successivamante con la polizia politica, una volta instaurata la dittatura.

Negli altri casi il costante appello all’unità rimase e tuttora esprime un wishful thinking, nell’àmbito del quale ogni piccola corrente si propone come quella unificatrice, mentre tira acqua al suo mulinello.

Nella storicità dei fatti l’unica realtà veramente operante all’interno di quella che convenzionalmente chiamiamo “sinistra” fu ed è quella che “nascerà sempre uno più puro che ti epurerà”.

Qui ed ora il Gulag non è praticabile ma vengono applicati al movimento contiguo, che non accetta il concetto di “casa comune”, il gulag morale e l’esecrabilità politica.

Questo mood ha raggiunto in Little Italy un livello insieme preoccupante, persino anche divertente ma in fondo tedioso.

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