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Paura del futuro? Quando mai?

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Certamente, sarà una di quelle trovate estive (è il primo di luglio) che servono a far passare leggendo cinque minuti sotto l’ombrellone.
Fatto è che il Corriere della Sera dedica oggi una intera pagina a quella che definisce “la crisi dei venticinque anni” che colpirebbe addirittura il novanta per cento dei cosiddetti ‘millennial’, i giovani insomma.
Crisi che altro non sarebbe che “l’ansia del futuro”.
Letto titolo e sottotitolo (e non avendo bisogno di scoprire nient’altro in merito), mi sono chiesto se mai in vita mia io sia stato preoccupato per il mio futuro.
E ho concluso per il no.
Semplicemente, e fin da ragazzino, non ci ho mai neppure pensato.
Cosa avrei fatto?
Non me lo sono mai chiesto.
Ambizioni?
Mete da raggiungere?
Nessuna.
E più avanti nel tempo forse che le cose sono cambiate?
Affatto.
E le vicende difficili – da molti insuperate – che il gioco e certe lunghe frequentazioni hanno comportato?
Sapevo, sapevo sempre che avrei trovato il modo per uscirne, e al meglio.
Ecco, pensandoci bene, fin da quando avevo i calzoni corti, uno solo il mio obiettivo, la necessità: sapere tutto.
E visto che l’impegno risulta gravoso (e non sono ansioso neanche a questo proposito: so che ce la farò) mi impegno ancora costantemente, senza interruzioni, in tal senso.
Studio praticamente ventiquattro ore al giorno e so che così sarà per sempre.
Che felicità!

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