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Incendio in Portogallo

Nessun commento Varie ed eventuali

Fino a non poi moltissimi anni fa di un incendio con un centinaio di morti a nord di Lisbona avremmo saputo giorni dopo leggendo un trafiletto nella pagina Esteri di due o tre quotidiani ignorando gli altri il fatto e la notizia.
Incendi, terremoti, tsunami (vocabolo di moda), inondazioni, fenomeni tutti devastanti, ci sono sempre stati, anche di intensità per noi inimmaginabile.
Farò un unico esempio tra i milioni possibili.
Nel 1931, in Cina, dopo mesi di piogge, lo Huang Ho esondò e con forza irrefrenabile invase e distrusse un territorio grande come l’Europa.
I morti furono da un milione e ottocentomila a tre milioni secondo le varie stime.
Il deflusso delle acque si ebbe dopo mesi e mesi.
(Analoghe esondazioni si erano avute più volte nei secoli e millenni precedenti e si ripeteranno).
All’epoca – 1931, lo ricordo, non mille anni fa – da noi, con la parziale eccezione dell’Inghilterra, le notizie in merito arrivarono col contagocce e dopo giorni.
Succedesse oggi, avremmo già nel periodo delle piogge irrefrenabili le TV di tutto il mondo in collegamento ventiquattro ore al giorno, gli esperti (ignoranti come capre) direbbero che un fenomeno del genere non si era mai verificato prima, lo stato d’ansia e la paura dei telespettatori verrebbero amplificati al massimo al fine di tenerli incollati allo schermo e di far pagare un prezzo esorbitante gli spot pubblicitari che sarebbero numericamente aumentati a dismisura.
I giornalisti – con i politici, il cancro della moderna civiltà – sguazzeranno nel terrore provocato restandone per la loro ignoranza contagiati. 
E succederà.
 
 

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