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Tra Arcisate e Stabio: i perché dell’Italia lenta

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di Gianfranco Fabi

l’articolo è apparso il 2 giugno su RSI Rete due

 

Oggi, due giugno, in Italia è festa nazionale. Si celebrano i 71 anni del referendum che nel 1946 segnò la fine della monarchia e l’avvio della repubblica.

Da allora il paese è profondamente cambiato. Soprattutto nei primi due decenni, non a caso chiamati anni del miracolo economico, l’Italia è passata rapidamente da un’economia agricola ad un’economia industriale.

Un simbolo di quegli anni è sicuramente l’Autostrada del Sole, un’opera di 775 chilometri che venne realizzata in otto anni: la prima pietra venne posta nel maggio del 1956 mentre l’inaugurazione dell’intero tracciato tra Milano e Napoli avvenne nell’ottobre del 1964 con tre mesi di anticipo rispetto al previsto. Quasi cento chilometri all’anno per un tracciato che comprendeva anche tratti di montagna, come il superamento dell’Appennino tra Bologna e Firenze con la realizzazione di opere di alta ingegneria.

Qualche anno dopo, all’inizio degli anni ’70, si decise di rendere più moderne anche le linee ferroviarie con il primo progetto di linea ad alta velocità in Europa, quello tra Roma e Firenze. Ci vollero tuttavia quindici anni per realizzare quella che venne chiamata “direttissima” lunga poco più di 300 km. Mentre solo nel 2009 sono stati completati i tratti tra Milano e Firenze. Ora da Milano a Roma bastano tre ore.

I tempi di viaggio si sono ristretti, ma i tempi di realizzazione delle nuove opere si sono clamorosamente allungati. Ne è una testimonianza quanto sta avvenendo tra Mendrisio e Varese dove è ancora in realizzazione una nuova linea ferroviaria, in parte rinnovando linee già esistenti, in parte realizzando un tratto del tutto nuovo, quella tra Arcisate e Stabio lungo poco meno di quattro km.

L’accordo tra Canton Ticino e Lombardia risale all’anno 2000, ma solo nel 2009 sono iniziati i lavori che si sono conclusi sul fronte svizzero secondo i programmi nel 2014. Ma quando arrivano alla frontiera i binari si perdono ancora nei prati. Per il tratto italiano è saltato il primo obiettivo di aprire la linea in occasione dell’Expo di Milano, ora i lavori sono ripresi e si punta all’inaugurazione alla fine di quest’anno, ma già si sentono ipotesi di inevitabili ritardi.

Le nuove infrastrutture possono avere un doppio effetto positivo: quando si realizzano per i posti di lavoro che creano, quando sono realizzate per la crescita di competitività dei territori e delle imprese collegate. Ma quando le opere si realizzano a metà gli effetti rischiano di diventare negativi.

È così che l’Arcisate-Stabio può essere considerata un esempio esplicito dei problemi italiani. E in particolare della difficoltà di realizzare una politica economica secondo i parametri tradizionali, quella che viene normalmente definita come politica keynesiana. E questo perché la spesa pubblica, che dovrebbe essere, soprattutto nei momenti di crisi, un fattore di spinta all’economia rivela tutta la sua inefficacia per l’effetto congiunto delle complessità amministrative, dei ritardi burocratici, dei contenziosi perennemente aperti, delle normative tutt’altro che chiare, dei conflitti di competenze. E allora se l’Italia cresce meno degli altri paesi europei la colpa non è dell’austerità, dei vincoli di Bruxelles, della moneta unica o di qualche oscuro complotto dei poteri forti. Ma di leggi, regolamenti, decreti, circolari, procedure e adempimenti ormai palesemente inadeguati.

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