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‘Islamarabizzazione’

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il testo che segue è stato vergato dall’ottimo Enzo Tosi a seguito della lettura da parte sua del mio ‘Arabi pacifici’ alla cui lettura rimando.

 

La tua analisi della rapidissima espansione araba è corretta per quanto concerne l’ “islamarabizzazione” (coniamo creativamente questo neologismo) operata sia all’interno della penisola araba vera e propria sia verso i soprastanti territori del Medio Oriente sia verso ovest (nord Africa con discesa fino a 15° latiudine a sud dell’Egitto, cioè Sudan, fino all’Atlantico e qui con discesa alla medesima latitudine, cioè Mauritania) e con puntata verso nord (cioè penisola iberica e tentativo verso la Francia.

Bene: tutto ciò in precisamente soli cento anni.

Dobbiamo ringraziare re Carlo (detto) Martello: se non avesse sconfitto gli Arabi a Poiters (hai ragione, è nel bel mezzo della Francia!), andremmo tutti in giro con la kefiah.

Perchè “islamarabizzazione”?

In questa fase della conquista i provenienti dalla tribù “praticamente sparita dalla storia” non si limitarono ad estendere la dar el islàm (le terre della sottomissione alla Vera Fed), ma letteralmente “arabizzarono” i variegati popoli, per nulla arabi, per nulla parlanti la lingua araba né usanti alfabeto arabo delle vaste aree conquistate.

L’aspetto “conquista” è stupefacente e fu, all’inizio, favorito da fortuite circostanze storiche.

Poi, sempre in questo “primo secolo”, divenne più evidente una volontà precisa di espansione con le armi.

(leggiamo: ” …. Già dieci anni dopo la morte di Maometto l’Islam non era più una comunità di soli arabi.

La lingua del califfato era comunque soltanto l’arabo, lingua della preghiera e del testo sacro del Corano.

Si creò così gradualmente una comunità arabofona con componenti etniche via via più varie, man mano che procedeva l’espansione. …. “)
Ma più stupefacente, tuttavia, non è la conquista militare, e dunque religiosa, ma l’arabizzazione delle popolazioni.

Convertirsi, adottare una religione è un conto.

In certo senso è più facile che non venire deprivati della propria identità etnica e linguistica, fino al punto di sentirsi della medesima etnia dei conquistatori.
Sentirsi “Arabi” nel caso.

Nubiani, Copti, Berberi e quant’altri, dalla Mauritania al Sudan al Medio Oriente ai confini con l’Iran e le repubbliche centro asiatiche: da allora ed a maggior ragione oggi un individuo si dichiara “Arabo”.

Nessun grande impero si era mai (pre)occupato di snazionalizzare le genti sottoposte, privandole della loro identità.

Non lo fecero i Romani, non i Persiani.

Temugin-Gengis Khan, creatore in tempo più breve del secolo, richiesto dalla conquista araba, di un Impero Mongolo altrettanto vasto, mai pensò di “mongolizzare” le genti conquistate.

L’immenso Impero Russo non si sognò di “russificare”.

Gli Arabi, pur non esprimendo un Impero ma rimanendo una sommatoria di tribù ed etnie separate e spesso in conflitto tra loro, riuscirono non solo a conquistare ma anche ad “arabizzare” decine di popolazioni da loro assai diverse.

La più colossale operazione di privazione e sostituzione d’identità della storia.

La più incredibile forma di “imperialismo culturale” (senza impero) mai verificatasi.
L’espansione araba del primo secolo dalla morte del Profeta fu rapida ma a macchie di leopardo.

La Tunisia fu uno degli ultimi territori che, seppur conquistato, non venne integralmente sottomesso.

Alcune sacche, specie nel sud, resistettero fino a ca. l’anno mille, quando dalla Libia fu mandata la tribù dei Beni Hilal (figli della luna) a radere a zero ogni forma di insubordinazione e ad “islamarabizzare” definitvamente.
Io mi meraviglio che un “Tunisino” si senta “Arabo”.

Anche perché tra le popolazioni del Maghrèb (l’occidente rispetto alla penisola araba) i puri discendenti dalle famiglie dei conquistatori arabi hanno tutt’oggi coscienza di esserlo; mentre, ad esempio, i berberi sanno di essere berberi.

Ma alla fine sono tutti “Arabi” e i loro Paesi sono “Paesi Arabi”.

Quando gli insicuri, ingenui, frastornati, blateranti e soprattutto ignoranti Occidentali si pongono di fronte agli “Arabi”, dovrebbero innanzitutto tener presente che stanno trattando con i consapevoli e fieri artefici della più radicale e colossale forma d’imperialismo della storia.

Consapevoli e convinti che il processo debba e possa proseguire.

Il papa che visita ed abbraccia, Trump che raduna il mondo sunnita e si fà gli affari suoi …

Appena costoro escono dalla porta, se la ridono.

Il motore della “più radicale e colossale forma d’imperialismo della storia”,  è stato – come tu retoricamente chiedi – e,  nella misura in cui riusciranno ad espandersi ulteriormente con armi più sottili che non quelle militari, sarà la diffusione della Vera Fede.

L’espansione della dar el islàm.

Voluta, senza possibilità di deroga nè compromessi, direttamente da Dio (a Lui c’inchiniamo). 

Espressa sul Sacro Testo, increato e scritto in arabo dall’Eternità, come rivelato al Profeta (sia lode al Nome Suo) dall’Arcangelo Gabriele, con prima apparizione in una grotta della collina di Hira uno degli ultimi giorni del Santo Ramadan nell’anno 610.

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