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Enzo Biagi visto da Ferruccio de Bortoli (e da me)

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Leggo ‘Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo’, di Ferruccio de Bortoli.
Molti – ovviamente, data la caratura dell’autore – i motivi di interesse.
Vedo dall’indice che il già due volte direttore del Corriere della Sera (ma anche, in una occasione, del Sole 24 Ore) si occupa in un apposito capitolo di Enzo Biagi.
Con affetto e considerazione davvero notevoli.
E mi sovviene come nel mio periodo al Foglio, nelle ‘Pignolerie’, proprio Biagi fosse il più facile bersaglio possibile (tanto che nella raccolta pubblicata nel 2006 in occasione del decennale della rubrica voluta da Giuliano Ferrara le pagine a lui dedicate furono addirittura sessantotto!).
Il supposto ‘grande’ Biagi vergava castronerie ad ogni pie’ sospinto, ignorando assolutamente i temi dei quali improvvidamente parlava.
Errori storici a bizzeffe.
Citazioni sbagliate.
Fischi per fiaschi.
E chi più ne ha più ne metta.
(È tutto da me documentato inoppugnabilmente).
E disprezzava certamente Biagi i lettori perché solo chi li disprezza può scrivere senza curarsi assolutamente di curare e verificare quel che verga.
Un solo pregio: era all’unisono con l’ignoranza dei più che nelle sue ovvietà si ritrovavano.
(In questo confermando l’opinione che dei giornalisti e dei lettori aveva Oscar Wilde).
Tentò il poveretto in diversi momenti di impedirmi di rilevare sul predetto Foglio le sciocchezze che tirava fuori ogni volta che batteva sui tasti della macchina da scrivere.
Minacciando ricorsi alla giustizia e richieste di danni.
Impossibile trovasse gratificazione e risarcimento nei tribunali perché quello che io riportavo e demolivo era solo e soltanto opera sua, conseguenza della impreparazione e del pressappochismo che lo definivano irrevocabilmente. 
Non avevo bisogno alcuno di inventarmi qualcosa a suo riguardo: bastava virgolettare e commentare le sue parole.
Ora, resto ancora una volta malissimo – basito – nel vedere come autorevoli e ottimi giornalisti (de Bortoli va così considerato, perbacco) lo osannino senza problemi, anzi con trasporto.
È vero, faceva vendere i giornali e i libri ma conta per lui (come per altri) solo questo?
 
P.S.
Ovviamente, sono a disposizione per inviare a chiunque lo richieda le citate sessantotto pagine di Pignolerie al povero Biagi dedicate.

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