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Autodromo di Imola oggi 6 maggio 2017. Ne tratterò in un indeterminabile domani con nostalgia e qualche rimpianto.

Nessun commento Varie ed eventuali

Ho settantatre anni suonati e per la prima volta mi trovo all’interno di un autodromo.
Nel caso, l’Enzo e Dino Ferrari di Imola.
Incredibilmente per me – ma di certo non per le centinaia di persone che lo affollano in questo sabato dal cielo grigio e uno strano clima caldo/freddo – per quanto addirittura dal 2006 non si corra più il mitico Gran Premio di Formula Uno, l’autodromo vive.
Oggi, per esempio, è nientemeno che l’Historic Minardi Day.
Vuol dire forse che le uniche macchine visibili e circolanti sono le Minardi?
Per carità!
Auto e modelli da corsa, da rally e comunque sportive di tutti i tipi.
Dagli anni Venti a ieri (forse, ad oggi).
Guardo in giro.
Alberto Bortoluzzi mi immortala in differenti momenti – e credo che la foto scattata nel tunnel sotto la pista sia una delle più belle che mi abbiano mai fatto. 
Ma dura poco.
Un’ora e un quarto, direi.
Poi, mi siedo sui gradini e guardo gli altri guardare.
La pista e i siluri che la percorrono.
Guardare è un esercizio sempre proficuo e ispiratore. 
E scrivo.
E mi riesce perfino di non sentire, se non in sottofondo, il rombo dei motori.
E so perfettamente che fra qualche tempo di queste ore narrerò con nostalgia e perfino rimpianto. 
Questo per me è il gioco del tempo che trascorre.
Questo per me il caldo e confortante gioco della memoria.
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