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Presidenzialismo e semi presidenzialismo

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Semplificando brutalmente e guardando per facilitare il tutto agli Stati Uniti e alla Francia, il presidenzialismo propone l’elezione di un capo dello Stato che dipoi eserciterà in toto il potere esecutivo costituendo un proprio gabinetto e soprattutto non avendo bisogno per il predetto esercizio del potere esecutivo di una maggioranza parlamentare.
In buona sostanza, il suo governo non deve ottenere la fiducia né può essere messo in minoranza al congresso.
Al contrario, Il semi presidenzialismo alla francese prevede che il presidente eletto a sua volta scelga e nomini un primo ministro che lo coadiuvi nell’esercizio del più volte citato potere esecutivo.
Ovviamente, il primo ministro e il governo che costituirà dovranno ottenere e mantenere obbligatoriamente la fiducia dal parlamento.
Nel presidenzialismo quindi si sa fin dall’inizio quando l’esecutivo entra in carica e quanto dura (basta guardare alle regole concernenti l’elezione del presidente e ai limiti temporali del suo mandato).
Nel semi presidenzialismo invece la permanenza in carica può benissimo non coincidere con il mandato del capo dello Stato.
Questo perché le elezioni delle camere possono esprimere maggioranze parlamentari diverse e portare a crisi governative nel corso dei cinque anni di permanenza (prima erano sette) del presidente all’Eliseo.
Al riguardo basti citare l’obbligata coesistenza Mitterrand/Chirac.
Di più, il semi presidenzialismo prevedendo il doppio turno e il ballottaggio frammenta il quadro politico consentendo a molti uomini politici e partitici la candidatura nella prima tornata elettorale.
Guardando alle percentuali di voto si osserva che nel mentre in America il presidente eletto (anche se a volte – in cinque casi su cinquantotto elezioni – minoritario in termini di voto popolare a livello nazionale, per quanto necessariamente maggioritario in termini di delegati conquistati) ottiene comunque un consenso di rilievo almeno prossimo al cinquanta per cento, in Francia, al primo turno (salvo il caso in cui uno dei candidati sia uomo di altissimo profilo) i due che dipoi parteciperanno al ballottaggio si collocano – come oggi Macron e Le Pen – sotto un alquanto misero venticinque per cento .
Moltissime altre le differenze sulle quali mi riservo di tornare in altro momento.

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