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Lo stipendio dei parlamentari

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Mille anni fa, direi.

Direttore di un ente pubblico locale, ero, in un determinato frangente, ospite dello studio del quale era titolare il presidente dell’indicato organismo, notaio L. Z.

Nel mentre tra noi si parlava, ecco arrivare una delegazione della direzione provinciale dell’allora partito egemone.

Terminati saluti e preamboli, il capo della delegazione offri’ al notaio la candidatura a senatore.

Le elezioni politiche erano vicine, la candidatura possibile per il ritiro del precedente senatore e l’elezione certissima.

Il dottor Z., cortesemente declino’ l’offerta dicendo che per mantenere la sua famiglia e l’usuale tenore di vita lo stipendio da parlamentare non gli sarebbe bastato e che pertanto, una volta eletto, o avrebbe dovuto scendere a compromessi disonorevoli (rubare) o non partecipare alle sedute per attendere al proprio lavoro.

Due situazioni per lui inaccettabili.

L’antico episodio mi torna alla mente apprendendo della proposta di dimezzare gli emolumenti dei parlamentari avanzata dal Movimento 5 Stelle.

Gia’ oggi – diciamo la verita’ – con gli attuali stipendi, una infinita’ di persone di qualita’ non si candidano perche’ alla camera o in senato guadagnerebbero molto meno.

Gia’ oggi, quindi, in parlamento – con le dovute eccezioni – siedono signori di modeste capacita’ che si accontentano o mariuoli che rubano.

Dovesse passare la proposta dei grillini, alle camere andrebbero solo i barboni, gli incapaci o quanti ritengono di potersi arricchire con gli intrallazzi.

Gran bel risultato!

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