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Riforma costituzionale e referendum

Nessun commento Varie ed eventuali

di Silvio Valisa

 

Presidente del Comitato Provinciale per il NO al referendum sulla riforma costituzionale ho più volte espresso le ragioni della mia ponderata posizione.

L’amico Silvio Valisa la pensa diversamente. Ecco un suo scritto in proposito – MdPR

 

 

Vengo dal partecipare ad un dibattito sul referendum costituzionale “visto da sinistra”.

E’ rimasta ad aleggiare come un innominato ed invisibile  “fantasma”,  una considerazione che pure è fondamentale per chiunque pensi al problema con il semplice senso comune: l’attuale “riforma” in discussione è l’estremo prodotto di una realtà politica sempre più simile alla Torre di Babele.

Una bocciatura di questa proposta  significa per l’Italia la pratica impossibilità di pervenire democraticamente ad una modifica costituzionale rilevante.

In sostanza l’attuale referendum fa scegliere tra :

A – Il mantenimento dell’attuale stesura della Carta per un tempo indefinibile;

B – L’attuazione di una modifica che, pur tra mille difetti che vi si possono trovare, è l’ultima possibilità di dare base e soprattutto  lanciare un “segnale” verso l’innovazione dell’Amministrazione dello Stato Italiano  dei prossimi decenni.

Dico subito, a questo punto che personalmente, penso insieme a molti di quanti  sono orientati al SI,  tra le ipotesi A e B ritengo non ci possano essere dubbi, semplicemente non ci dovrebbe essere partita.

Da decenni tutte le forze politiche, anche con atti concreti (vedasi Commissione Bozzi, De Mita-Iotti, Bicamerale D’Alema-Berlusconi, fino alla proposta dei Saggi di Lorenzago..), oltre che gran parte delle pubblica opinione di vario orientamento  ritengono che:

–          il bicameralismo perfetto debba essere superato, in quanto inefficiente nel processo legislativo oltre che per dare più stabilità al Governo;

–          quattro livelli di governo (Comuni – Provincie – Regioni – Governo Nazionale, oltre alla  CE), siano troppi;

–         Il  C N E L – pallido quanto inutile erede della Camera dei Fasci e delle Corporazioni –  serva  soltanto per gli emolumenti di politici/sindacalisti (in genere ex e trombati) e dei dipendenti.

Su queste basi è partita la “riforma” a mio parere timida in quanto resta alla larga da altri scogli (la disparità di trattamento tra Regioni e relativi cittadini, per dirne uno),  che adesso vede un enorme polverone, tanto da trasformarsi italianamente da affare importante/serio a commedia/farsa.

Dalla parte del no troviamo schierati partiti o frazioni – paradossalmente su ambo i lati dello schieramento –  che in sede parlamentare hanno votato a favore, compresi personaggi e gruppi  pittoreschi che sperano con la vittoria del no di tornare a galla, con il solito italico opportunismo alla faccia dell’interesse generale .

Francamente sorprendono in questo contesto  tecnici e intellettuali di valore che applicano al progetto confronti ad una sorta di modello assoluto senza considerare che, allo stato delle cose, non è realisticamente  possibile ottenere di meglio ne’ ora ne poi.

I più accorti tra gli attuali partigiani del no, avendo probabilmente mangiata la foglia di cui sopra, vanno elaborando la tesi che la Costituzione semplicemente va bene cosi e cambiarla è inutile, il che appunto è l’unico risultato raggiungibile con il no. (si veda una recentissima intervista di D’Alema in cui afferma che, a lui, il sistema bicamerale perfetto va benissimo).

Peccato che fino a poco tempo fa praticamente nessuno era per la conservazione sic et simpliciter  del testo attuale, i resoconti parlamentari e i lavori delle infinite Commissioni sono lì che parlano.

Per ragioni ahimè anagrafiche, chi scrive ricorda abbastanza bene il cambiamento della costituzione avvenuto in Francia, afflitta anch’essa da governi sempre pencolanti e di breve durata. Diversamente che da noi, si trattava davvero di un testo stravolgente, per di più imposto a colpi di maggioranze elettorali dalla mano non lieve di De Gaulle.

Anche nella nazione nostra cugina era stato tutto un piangere e  stracciarsi le vesti da giuristi e gruppi impegnati, con preannunci di sciagure immani per la democrazia di Francia.

Non è successo NIENTE.

Il popolo francese, replicando il trattamento a Giovanna d’Arco, dopo un po’ ha voltato le spalle anche al Generale e chiuso la partita.

Da allora però la Francia ha un sistema politico costituzionale che funziona, certamente adeguato ad una nazione moderna.

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