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E pensare che volevo cambiare il mondo…

Commenti (1) Varie ed eventuali

(scritto il 25 maggio 2011 replicando alla mail nella quale Gian Antonio Stella si complimentava per il risultato conseguito nelle votazioni per la carica di sindaco di Varese –  millesettantasette voti pari al 2,69% – e nel contempo mi invitava a non montarmi la testa)

 

Perché mai dovrei montarmi la testa?

So come stanno le cose e come va il mondo.

Ho preso ottocentocinquantadue voti di preferenza già nelle politiche del 1972 e non mi hanno portato da nessuna parte, e non mi riferisco solo al parlamento…

Anche l’essere stato eletto consigliere dell’amministrazione provinciale nel 1975 non ha significato nulla o quasi, tanto che il primo agosto del 1978 me ne sono andato al mare avendo rassegnato le dimissioni da quello come da altri diciassette incarichi che avevo nei più diversi campi, in specie culturali…

Tralasciando per un secondo la politica, nel suo recentissimo ‘Carta straccia’, Gianpaolo Pansa dedica parte del quarto capitolo al mio saggio ‘Dieci anni di Pignolerie’: lo loda sperticatamente e afferma che dovrebbe essere testo obbligatorio in tutte le scuole di giornalismo.

Non mi esalta, come non mi hanno esaltato nel trascorrere degli anni le parole di stima che mi hanno indirizzato in moltissimi, Indro Montanelli in testa.

Sono assolutamente conscio, anche in questo campo, di avere fallito: gli ignoranti, lungi dall’essere diminuiti a seguito della mia tredicennale azione sul Foglio, imperversano a mano libera nei media.

Tornando a noi, ho vissuto questa avventura elettorale appunto come una avventura: il mio intento era di non far vincere il leghista Attilio Fontana al primo turno e ci sono perfettamente riuscito (ha avuto il 49,36% e il miei voti, portati via al centro destra, lo avrebbero proiettato al 52%)…

Nell’ultima settimana, prospettandosi una mia elezione in consiglio comunale, ho di molto rallentato la mia azione propagandistica e, per esempio, ho evitato del tutto di chiedere ai mille e mille varesini frequentatori delle agenzie ippiche, degli ippodromi, delle bische e dei casinò, fidati e generosi amici, di votarmi…

Il risultato è perfetto: una buona figura senza sforzo e senza rischiare di dovermi sorbire cinque anni di sciocchezze e imbrogliucci vari in consiglio comunale…

Quanto al resto, scrivo ed espongo, dove mi pare e in particolare on line, esattamente quello che penso (come sempre e come non molti altri fanno perché gli mancano attributi e spina dorsale) anche nel momento in cui dico, come ho appena fatto, che sarebbe bene che la gente non avesse il diritto di votare.

Forse non lo sai, ma da tempo ho rinunciato alle mie collaborazioni.

Ad ottobre dovrebbe uscire da un importantissimo editore il mio ‘Americana’, un saggio che riprende, amplifica e aggiorna quanto da me vergato nel tempo sugli USA: circa seicento pagine.

L’anno prossimo, escono tutti i miei racconti, di alcuni dei quali, in America, sarà girata una versione per la tv in inglese.

Dopo di che, basta: baderò solo allo studio e ai miei nipotini.

Pensare che ci sono stati momenti nei quali volevo cambiare il mondo e davvero pensavo di farcela….

Ciao

One Response to E pensare che volevo cambiare il mondo…

  1. Michele Prenna ha detto:

    In realtà è il mondo che ti costringe a cambiare.È utopia bella pensare di poterlo fare. Vale da giovani,poi con gli anni t’arriva la saggezza che non sogna.

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